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Chi sta davvero uccidendo l’aeroporto di Parma?

Dal dossier presentato da Legambiente a Baganzola lo scorso 7 maggio emergerebbero delle palesi incompatibilità tra il grande centro commerciale (Mall) in costruzione presso l’area Ex Salvarani e le vigenti norme di sicurezza per l’esercizio e la costruzione degli aeroporti sancite dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC).

Queste norme stabiliscono infatti che nelle cosiddette zone di tutela che devono essere inserite nel Piano di Rischio Aeroportuale “va evitata la realizzazione di interventi puntuali ad elevato affollamento quali centri commerciali”.

In base alla simulazione cartografica realizzata da Legambiente applicando alla attuale pista dell’aeroporto le perimetrazioni indicate dal regolamento ENAC, l’area del Mall ricadrebbe pressoché per intero in ben tre delle quattro zone di tutela previste (zone B, C e D).

Il problema è che l’Amministrazione Comunale, a cui spetta per legge la redazione del Piano di Rischio Aeroportuale, non ha mai aggiornato il Piano di Rischio adottato a inizio 2012 dal commissario Ciclosi sulla base di una precedente versione del regolamento ENAC che prevedeva zone di tutela meno estese e non riportava un’esplicita prescrizione per i centri commerciali.

E questo nonostante lo stesso Ciclosi, nella sua delibera presa con i poteri del Consiglio, avesse già allora dato mandato agli uffici comunali di adeguare “quanto prima” il Piano di Rischio al nuovo regolamento ENAC entrato in vigore a fine 2011 proprio nel corso della procedura di adozione.

Ora spetterà ad altri soggetti ed altre sedi valutare se questa inadempienza dell’amministrazione Pizzarotti in tema di sicurezza, che ricorda molto da vicino il mancato aggiornamento del piano di emergenza per le zone esondabili, incide sulla legittimità del titolo di costruzione rilasciato e configura delle responsabilità amministrative.

Ma comunque vada, restano sul tappeto due questioni politiche di enorme rilievo.

L’amministrazione Pizzarotti, dopo avere promesso di fermare la proliferazione dei centri commerciali, ha infatti sempre sostenuto che la realizzazione del Mall all’ex Salvarani non poteva più essere impedita e che la colpa ricadeva tutta in chi aveva approvato nel 2010 il Piano Urbanistico Attuativo. Un racconto già sentito per la vicenda dell’inceneritore.

Le carte e gli atti presentati da Legambiente, mostrano però una realtà diversa. Il Comune poteva e forse doveva rimettere in discussione quel Piano Attuativo in forza di norme di sicurezza entrate in vigore successivamente alla sua approvazione, norme che si è ben guardato dal recepire nei propri strumenti urbanistici nonostante siano passati da allora più di 6 anni.

Ma c’è un’altra questione forse ancora di maggiore rilievo. Se già paiono emergere profili di incompatibilità con la pista attuale, non si capisce come potranno mai essere rispettate le norme di sicurezza dell’ENAC con il previsto allungamento della pista che arriverebbe a ridosso dell’area del Mall.

Il sindaco Pizzarotti, a parole, ha sempre dichiarato che l’aeroporto è un’infrastruttura strategica e bisogna fare di tutto per salvarlo, compreso vendere le azione di Fiere di Parma per provare a finanziare la società aeroportuale, in barba alle norme sulle società partecipate.

Nei fatti però, avendo autorizzato la costruzione del Mall, sta pregiudicando qualsiasi sviluppo futuro dell’aeroporto che rischia di chiudere come infrastruttura di interesse nazionale e non solamente come società di gestione.

Chi sta uccidendo davvero l’aeroporto di Parma non sono dunque né gli ambientalisti né il comitato no-cargo, ma è questa stessa amministrazione comunale, incapace di una visione di insieme e di una politica autonoma dai soliti centri di poteri di questa città.

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