• Fincantieri e Fiere di Parma – Gli opposti cammini di Macron e del suo emulo locale

    by  • 28/07/2017 • Europa, Parma, Politica nazionale

    La vicenda di Fincantieri, e prima ancora quella della Libia e dei migranti, mostra quanto valgano davvero le professioni di europeismo e, nel caso specifico, di liberalismo economico del presidente francese Emmanuel Macron.

    Fintanto che le compagnie private francesi, con il supporto del proprio Stato, vengono in Italia a fare shopping di grandi imprese (da ultimo TIM) si è sostenitori della libera concorrenza e del mercato unico europeo. Non appena una grande impresa italiana come Fincantieri sigla accordi per acquisire una analoga società francese, ecco che il liberalismo e il mercato unico vanno in soffitta e si sfodera l’arma della nazionalizzazione a difesa degli interessi strategici della Francia.

    Anche da noi, a Parma, abbiamo assistito ad un intenso shopping francese con l’acquisizione della più grande azienda agroalimentare (la Parmalat da parte di Lactalis), della principale azienda metalmeccanica (la ex Simonazzi da parte di Sidel) e della banca della città (Cassa di Risparmio di Parma da parte di Crédit Agricole).

    Poco male se le attività e i posti di lavoro vengono mantenuti e rafforzati e soprattutto se si garantisce reciprocità a tutti i livelli per le acquisizioni delle imprese italiane in Francia, come in altri paesi della UE. Siamo in Europa, in un mercato unico, e queste distinzioni (francese, italiano, tedesco) non dovrebbero più contare. Però vediamo invece che la reciprocità, e ancora meno la solidarietà, non ci sono e che gli interessi e gli egoismi nazionali continuano a prevalere su tutto.

    Ma noi qui a Parma sappiamo andare anche oltre. Non solo apriamo le porte delle nostre aziende, come richiede il mercato unico. Ma vendiamo ai francesi anche gli asset pubblici strategici. Come ad esempio le azioni delle Fiere di Parma vendute di corsa dal Comune (e dalla Provincia) a una banca francese (Crédit Agricole) con la ridicola (e anche un po insultante) giustificazione di rafforzare il radicamento territoriale.

    Lo slogan della campagna elettorale di Federico Pizzarotti è stato ‘In cammino’ un evidente e poco originale scimmiottatura di ‘En marche’, il nome del movimento di Macron (ripreso tra l’altro anche da Renzi…).

    Pizzarotti lo abbiamo visto è un copiatore seriale. Ma spesso non capisce che cosa copia. Perché nel cammino tracciato da Macron una cosa come la cessione di quote pubbliche di Fiere a una banca ‘straniera’ non sarebbe mai accaduta. Anzi si sarebbe andati in direzione opposta, verso un rafforzamento della compagine pubblica, come fatto tra l’altro di recente dalle Fiere di Bologna.

    Mi rendo però conto che una simile contraddizione sfugga dall’orizzonte del sindaco. Il suo cammino risponde a tutt’altre logiche. Quelle che fanno comodo alla sua poltrona. E a chi ha interesse a mettere le mani sul patrimonio e la gestione dei servizi del Comune. Italiano o francese che sia.

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