• Domenica 30 aprile – Il mio voto alle primarie nazionali del PD

    by  • 29/04/2017 • Politica nazionale

    Domenica 30 aprile dalle 8.00 alle 20.00 ci saranno le primarie del PD per eleggere il segretario nazionale e candidato premier. Modalità di voto e ubicazione dei seggi a Parma e provincia li trovate a questo link. Tutti possono andare a votare: non c’è bisogno di essere iscritti, basta un documento di identità.
    Il PD ha certo molti difetti, ma rimane anche l’unico partito che dà voce ai propri elettori per scegliere i suoi rappresentanti, dal candidato sindaco, come avvenuto a Parma con Paolo Scarpa, al segretario nazionale e candidato premier. Insisto su questa coincidenza di cariche perché è uno degli elementi costitutivi del PD, insieme alle stesse primarie. È quello che accade in tutte le democrazie europee in Germania, in Francia, in Gran Bretagna, in Spagna: chi è alla guida del partito è anche il naturale candidato alla guida del governo. E’ per questa ragione che la sua scelta passa attraverso gli elettori e non soltanto gli iscritti.

    Ed è anche per questo motivo che domenica voterò Matteo Renzi. Non ho risparmiato critiche a certe sue scelte di governo (e soprattuto ai suoi modi) e non le risparmierò se ce ne sarà di nuovo occasione. Su molti temi, in particolare la sostenibilità ambientale e determinate politiche economiche, non mi trovo d’accordo. Ma riconosco anche che nei suoi tre anni di governo ha dato una sterzata portando un dinamismo di cui c’era bisogno conseguendo risultati inseguiti da tempo, come sui diritti civili, e portando avanti una politica estera e dell’immigrazione che ho sempre apprezzato.

    Penso che dei tre candidati alle primarie, che ugualmente apprezzo per altre caratteristiche, sia quello con il profilo più indicato per guidare un governo. Certo con un atteggiamento diverso. Una maggiore capacità inclusiva e di ascolto delle voci critiche e dissonanti. E un pò più di umilità.

    Quella che è forse mancata nella campagna sulla riforma costituzionale che ritengo sia stata una grande occasione mancata per il nostro paese. Avremmo ora una sola camera legislativa, due livelli di governo territoriali e non tre come adesso, con province agonizzanti, un sistema maggioritario in grado di determinare un chiaro vincitore alle elezioni e governi più stabili. Con la vittoria del no siamo ripiombati indietro di più di venti anni, a quel proporzionale che proprio con un referendum, nei primi anni 90, si era voluto superare per archiviare la palude parlamentare della prima repubblica.
    Renzi ha sbagliato personalizzando quella campagna. Ma gli obiettivi di semplificazione e ammodernamento del sistema istituzionale del paese restano condivisibili. E sono anche la pre-condizione per avere un governo che funzioni e per metterlo in grado di dare risposte con tempismo ed efficacia ai bisogni veri delle persone. Dagli errori si impara. Diamogli una seconda opportunità.

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