PUMS: un’occasione mancata – Cronache dal Consiglio marzo /01

Nel Consiglio comunale del 21 marzo, dopo un lungo iter, è stato approvato il PUMS, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. In fase di adozione, nel novembre 2016, ci eravamo astenuti riservandoci di presentare una serie di osservazioni, cosa che poi abbiamo fatto depositandone ben 21. In sede di approvazione, dopo avere visto le controdeduzioni alle nostre osservazioni e a tutte quelle che sono pervenute all’amministrazione comunale, abbiamo invece votato contro.

Anche se arriva a fine mandato, è certo un bene che il Comune si sia dotato di un nuovo strumento di pianificazione della mobilità, posto che il previgente Piano, approvato nel  2007, prevedeva ancora la realizzazione della metropolitana. Questo PUMS è però un’occasione mancata che dimostra ancora una volta lo scarso coraggio e capacità innovativa di questa amministrazione.

Fatto salvo il tema della mobilità ciclabile, il PUMS si pone obiettivi poco ambiziosi, sia come riduzione delle emissioni che di cambio modale, spesso senza indicare bene anche il modo per raggiungerli. Manca di una visione di area vasta, che guardi al di là del centro urbano e dei confini comunali, in particolare per quanto concerne la mobilità su ferro.  Ma soprattutto ripropone, dopo tutti i richiami alla sostenibilità, il solito lungo elenco di nuove strade da realizzare, che incidono in maniera rilevante sui 150 milioni di euro di investimenti, previsti sulla carta, da qui al 2025.

E’ tale l’afflato alla sostenibilità che nelle dichiarazioni sul PUMS, il principale vanto di Pizzarotti è stato quello di avere finalmente chiuso l’anello delle tangenziali, dando per finanziato se non già per  fatto un lungo raccordo che passa a nord e a est dell’area ex Salamini. Detto che il costo stimato dell’opera è di 12 milioni di euro e che nel programma triennale delle opere pubbliche non c’è traccia di alcun stanziamento, nemmeno per la progettazione preliminare, è quantomeno singolare che il Sindaco che voleva la chiusura dell’inceneritore si vanti ora di un’opera stradale che promuove il traffico veicolare, e quindi l’inquinamento, e che ha un fortissimo impatto di consumo di suolo in un’area di pregio paesaggistico caratterizzata da risorgive e dal campo pozzi di San Donato che fornisce acqua anche alla città.

Un raccordo per di più di cui non vi è reale necessità, se non per fare proclami di sapore vagamente ubaldiano, posto che l’anello della tangenziale nella zona est è già chiuso da un tratto di Via Emilia a 4 corsie che, stando allo stesso PUMS, non è tra più critici per flussi di traffico e non presenta particolare interferenze con il tessuto insediativo. Ma soprattutto che non risolve il vero problema di quell’asse che è rappresentato dall’attraversamento di San Prospero e dal collo di bottiglia di Ponte d’Enza.

Come gruppo PD avevamo presentato una osservazione che chiedeva lo stralcio di questo raccordo e proponeva di inserire al suo posto il potenziamento in sede della Via Emilia fino all’ingresso di San Prospero e una soluzione viabilistica per bypassare l’abitato e collegarsi con il territorio reggiano attraverso un tracciato adiacente alla ferrovia alternativo a quello, molto più impattante e costoso, della Via Emilia Bis rimasto indicato nel PUMS. Una proposta che tiene conto della pianificazione dei Comuni di Sant’Ilario d’Enza e di Reggio Emilia e che renderebbe più veloce e agevole l’accesso all’uscita autostradale di Campegine.

Nelle sue controdeduzioni il Comune ha rigettato sia lo stralcio del raccordo (chiesto peraltro anche dal WWF e dal Consiglio di quartiere San Lazzaro-Lubiana) così come la soluzione viabilistica alternativa alla Via Emilia Bis. Su quest’ultimo punto incide anche il fatto che nel nuovo PSC, nonostante una nostra specifica richiesta, non si è avuto il coraggio di cancellare delle previsioni urbanistiche pregresse per  ben 10.000 metri quadrati di superfici commerciali, suddivise in 4 strutture da 2.500, ubicate ad occludere l’area tra la Via Emilia e la ferrovia proprio all’ingresso di San Prospero. Una previsione che se mai realizzata manderebbe definitivamente in tilt il traffico della Via Emilia e impedirebbe ogni possibile by pass che non sia a nord della ferrovia.

Un altro aspetto molto deludente del PUMS è quello della mobilità elettrica. Barilla ha di recente realizzato la più grande stazione italiana di ricarica di mezzi elettrici con 31 colonnine. Il PUMS adottato stabiliva un obiettivo al 2025 di neanche il doppio, 60 colonnine pubbliche di ricarica, partendo dalle 11 attuali. Un “vertiginoso” tasso di incremento di “ben” 5 colonnine all’anno, quando il settore della mobilità elettrica sta crescendo con ritmi esponenziali.

Eppure nel 2011 lo stesso Comune di Parma aveva vinto un bando dell’Autorità per l’Energia con un progetto che prevedeva la realizzazione in cinque anni, e dunque entro il 2016, di 300 punti di ricarica con un contributo statale di € 650.000,00. L’amministrazione Pizzarotti, da poco insediata, fece decadere il contributo, adducendo la mancanza di fondi per il co-finanziamento del progetto. Abbiamo quindi richiesto con una specifica osservazioni che l’obiettivo al 2025 fosse aumentato di almeno un ordine di grandezza.

In fase di approvazione, l’osservazione è stata solo parzialmente accolta portando l’obiettivo a 150 punti di ricarica. Hanno messo 150 come potevano mettere 200 o 300, un numero a caso tanto per dire che sono state aumentate. Non c’è infatti nel PUMS un vero studio sullo sviluppo della mobilità elettrica e sulla rete di distribuzione delle stazioni di ricarica, sia pubbliche che private, che consenta di fare delle previsioni motivate.

Quanto alla mobilità su ferro, è tale l’interesse dell’amministrazione che in fase di adozione si sono perfino dimenticati di inserire il tracciato urbano interrato della ferrovia pontremolese previsto dal progetto definitivo per il raddoppio della linea Parma-Vicofertile. Progetto già approvato dal CIPE e per il quale si attende il rifinanziamento da parte del governo.

Anche la proposta di riprendere e aggiornare lo studio realizzato da SMTP nel 2006 per l’attivazione di un servizio di treni metropolitani di bacino sulla tratta Parma-Fornovo-Borgotaro, non è stata presa in considerazione. Così come è stata respinta la proposta di prevedere e sviluppare uno studio di fattibilità per la realizzazione di una stazione in linea dell’Alta Velocità in zona Fiere.

Stesso discorso per molte altre osservazioni e proposte, pervenute anche da altri soggetti. Non abbiamo quindi potuto fare altro che riscontrare l’impermeabilità dell’amministrazione comunale, e in particolare dell’assessore Folli, e votare, con dispiacere, contro a un PUMS che avremmo volentieri sostenuto se ci fossero stati maggiori segnali di apertura, di visione e di innovazione.

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