• Indagini su vendita STU Pasubio – Operazione impropria che Pizzarotti poteva fermare

    by  • 21/10/2016 • Parma

    stu-pasubio35-gQuattro anni e mezzo fa, a meno di un mese dal suo insediamento, avevamo messo in guardia il neosindaco Pizzarotti dall’affaire della vendita della STU Pasubio, un atto pieno di ombre lasciato in eredità dal commissario Ciclosi, per il quale risultano oggi entrambi indagati.

    Ricostruiamo la vicenda. Con un tempismo già di per sé sospetto, il 21 maggio 2012, il giorno dopo il ballottaggio che aveva decretato la vittoria di Pizzarotti, il commissario Ciclosi adotta una delibera che dà il via alla procedura di vendita della quota di STU Pasubio detenuta dal Comune. Passano due giorni e STU Pasubio pubblica, per conto del Comune, un bando per l’acquisto della partecipazione societaria con un termine di soli 10 giorni. Costo dell’acquisizione: 381.000 euro di cui € 181.000 per la quota societaria e € 200.000 a copertura di non meglio definite spese di consulenza per la definizione della trattativa e dell’accordo di vendita.

    A questo valore irrisorio, valutato non si sa in quale modo, si aggiunge una clausola capestro: al Comune verrebbero restituiti € 3.800.000 in precedenza versati a STU Pasubio a condizione che entro il 31 marzo 2013 il Consiglio comunale approvi una variante urbanistica finalizzata ad incrementare gli usi privati e le superfici a destinazione commerciale (variante che con successive proroghe e modifiche è stata poi di fatto approvata da questa maggioranza).

    Al bando risponde un solo soggetto, il raggruppamento di imprese che opera già nei lavori di trasformazione dell’area. L’affare appare chiuso. Si dirà: tutta colpa di Ciclosi. Ma non è così. Il bando prevede infatti che l’accordo di vendita sia sottoscritto dalle parti entro il 27 giugno pena la sua decadenza. Pizzarotti avrebbe quindi tutta la possibilità di fare saltare un’operazione che come minimo appare impropria nella stima dei valori, nei modi e nei tempi.

    Su questo interveniamo pubblicamente il 19 giugno 2012 ponendo al Sindaco una serie di questioni che avrebbero dovuto metterlo sull’avviso: i 181.000,00 euro di corrispettivo sono un valore congruo per le quote di capitale cedute? sono state fatte delle stime? è’ congruo un importo di € 200.000,00 per una consulenza che di fatto ha prodotto solo un accordo e un bando che potevano essere redatti dagli uffici comunali? è corretto che sia la società STU Pasubio ad occuparsi del bando di cessione di quote societarie di proprietà del Comune? la durata del bando corrisponde ai requisiti minimi per garantire evidenza pubblica?

    Avviso e domande che restano inascoltate. L’atto viene sottoscritto e la vendita va infine in porto. L’indagine della Procura dimostra che quei dubbi che avevamo sollevato per tempo avevano un fondamento e che si sarebbe dovuto, come minimo, sospendere e rivalutare l’operazione di vendita. Cosa che non fu fatta. Anzi per anni il Sindaco si è intestato questa opaca operazione nel mirabolante conteggio della riduzione del debito, salvo oggi attribuirne la responsabilità a Ciclosi. Un gioco a cui da tempo ci ha abituati.

    Attendiamo ora gli esiti delle indagini della magistratura. Certo è che c’è poco da vantarsi quando la riduzione del debito è stata in gran parte fatta con il fallimento della SPIP e con un’operazione dai profili di dubbia legalità, che potrebbe rivelarsi più un danno che un beneficio per il Comune.

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