• Rifiuti da Reggio – Gli impegni per la riduzione devono valere per tutti

    by  • 21/10/2016 • Ambiente e Rifiuti, Emilia Romagna

    rifiuti-da-reggio-2E’ davvero incredibile che l’assessore del Comune di Reggio Mirko Tutino, dopo aver cavalcato la strategia rifiuti zero e dichiarato che mai un chilo di rifiuti di Reggio sarebbe arrivato a Parma, non sapendo ora dove smaltire i propri rifiuti, ci faccia la lezione sulla valenza regionale del termovalorizzatore di Ugozzolo e sulla necessità di superare i bacini provinciali e il tetto di smaltimento di 130.000 tonnellate.

    Nel 2012, in piena campagna elettorale, Tutino, allora assessore all’ambiente della Provincia di Reggio, venne a Parma per dirci che gli inceneritori si potevano chiudere, come fatto proprio in quei giorni da Reggio, e che si poteva puntare al pieno riciclo dei rifiuti attraverso gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), tanto amati anche dai grillini.

    A distanza di 4 anni la verità è che il TMB non è stato realizzato, nonostante si siano fatti spendere a Iren 7 milioni di euro per acquistare il terreno dove doveva sorgere. E che la produzione pro capite di rifiuti indifferenziati della provincia di Reggio è superiore del 70% rispetto a Parma. Mentre in provincia di Parma con 151 kg a testa si sono già raggiunti gli obiettivi al 2020 della legge regionale, a Reggio si è ancora fermi a 252 kg pro capite. In termini complessivi significa che il territorio reggiano produce 134.000 tonnellate di rifiuto indifferenziato contro le 67.000 di Parma (dati rapporto Arpae 2015).

    I dati tendenziali per il 2016 presentati ieri in Regione mostrano che la produzione di rifiuti di Parma è il 17% più bassa rispetto agli obiettivi del piano regionale, mentre Reggio Emilia li supera del 10%. Questo costringe la Regione ad incrementare in via straordinaria per l’anno in corso il flusso di rifiuti da Reggio verso il termovalorizzatore di Parma (e in parte di Piacenza) e a superare il tetto concordato delle 130.000 tonnellate.

    Bastano questi dati per capire che chi sosteneva che si potesse fare a meno degli inceneritori e ridurre a zero i rifiuti spacciava scenari impraticabili, per non dire irresponsabili. Se non ci fosse oggi il termovalorizzatore di Parma avremmo non una, ma due province in emergenza rifiuti.

    Senso di responsabilità e di reciprocità nei confronti del territorio reggiano, che per anni ha ricevuto i rifiuti di Parma, devono portare a farsi carico di questa emergenza. Ma ciò non deve significare che chi non ha più il termovalorizzatore sul proprio territorio non si impegni almeno quanto i parmigiani nella riduzione dei rifiuti. E’ troppo comodo parlare di rifiuti zero con l’inceneritore degli altri, per poi dire che è di valenza regionale.

    Da questo punto di vista è bene che Tutino si guardi in casa. L’annunciato piano per estendere a tutta la città di Reggio Emilia la raccolta porta a porta e la tariffazione puntuale nei prossimi 18 mesi, per quanto tardivo, va nella giusta direzione. Ma dopo tante chiacchiere vogliamo ora vedere i fatti: già a partire dal 2017 ci attendiamo una  significativa riduzione dei rifiuti indifferenziati sui livelli procapite di Parma in modo tale che siano rispettati gli obiettivi e i tetti di smaltimento previsti dal Piano regionale.

    Alla Regione chiediamo invece che questo impegno straordinario di Parma sia adeguatamente riconosciuto, oltre che con il fondo della legge regionale che premia già chi è più virtuoso, con investimenti compensativi volti a ridurre i costi della tariffa e a migliorare il sistema di raccolta e riuso, in analogia con quanto fatto per Reggio nel 2015.

    Solo con impegni reciproci e parità di trattamento si può infatti fare funzionare davvero la futura area vasta.

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