• Il Sindaco e il Regio – Cronache dal consiglio Maggio

    by  • 07/06/2016 • Cronache dal consiglio comunale

    Per quasi tutto il mese di maggio il dibattito politico locale, e in parte anche nazionale, è ruotato intorno alla “sospensione” del sindaco Pizzarotti da parte del MoVimento 5 stelle a seguito della mancata comunicazione dell’avviso di garanzia per le indagini sulla nomina del direttore del Teatro Regio. Anche la convocazione e lo svolgimento del Consiglio comunale ne hanno fortemente risentito. Avevamo in programma due Consigli alla fine se ne è tenuto uno solo, quello di martedì 24 maggio, che ha visto l’abbandono dell’aula da parte di tutti i gruppi di minoranza a seguito delle mancate comunicazioni del Sindaco sulla vicenda. Una brutta pagina che dà l’idea di quanto sia inadeguato Pizzarotti a rivestire il ruolo di sindaco di tutti i parmigiani.

    TeatroRegioFacciataDalBasso_light-e1385310577888Andiamo con ordine. ll 12 maggio esce sulla Gazzetta di Parma che Pizzarotti e tutti i componenti del CdA della Fondazione Teatro Regio sono indagati per abuso di ufficio in merito alla procedura di nomina del direttore del Teatro avvenuta a fine gennaio 2015. Una procedura molto controversa e quanto meno anomala che a suo tempo avevamo già denunciato con una serie di interventi sulla stampa (qui, qui e qui) e per la quale avevamo acquisito con accesso agli atti tutti i verbali delle sedute del CdA in cui era stata trattata (4 tra novembre 2014 e gennaio 2015).

    Lo scoop della Gazzetta scatena la diatriba nazionale tra Pizzarotti, il direttorio 5 stelle e Beppe Grillo. Pizzarotti, dopo essere stato sospeso dal MoVimento, pubblica su facebook l’avviso di garanzia, va sui talk show, twitta e si fa intervistare, ma nulla dice sul perché ha tenuto nascosto per mesi la notizia dell’avviso e sulle ragioni che hanno portato alla nomina della Meo e della Minghetti per chiamata diretta. Nel frattempo, il Consiglio comunale programmato per il 17 maggio non viene convocato.
    regio1KCome gruppi di minoranza facciamo allora una conferenza stampa nella quale chiediamo che il Sindaco venga al più presto a riferire in Consiglio e sia fatta, in quell’occasione, una verifica di maggioranza. Non riteniamo un avviso di garanzia per abuso d’ufficio un motivo valido per dimettersi, ma certo dei chiarimenti devono essere dati alla città attraverso l’organo democratico che la rappresenta.

    Insieme alla consigliera Guarnieri ci mettiamo a lavorare a una mozione da portare in discussione e quindi ai voti nel primo Consiglio utile, come previsto dal regolamento del Consiglio stesso. Con questa articolata mozione, che ricostruisce passo passo la vicenda della nomina del direttore del Regio, chiediamo che il Consiglio impegni il Sindaco su questi punti:

    • Riferire sulle ragioni stringenti che hanno portato alla revoca del bando e alla nomina per chiamata diretta del Direttore;
    • Riferire sulle ragioni per le quali non ha ritenuto di informare spontaneamente la città sulla notifica degli avvisi di garanzia;
    • Revocare il CdA della Fondazione Teatro Regio, attivarsi insieme a tutte le forze politiche ed economiche della città per ampliare la compagine sociale con nuovi soci pubblici e privati, e nominare su queste basi un nuovo CdA.

    Le ragioni di questo ultimo punto, che è quello politicamente più rilevante e di prospettiva, le trovate riportate in questo intervento che ho scritto insieme al mio collega Maurizio Vescovi: Teatro Regio – Servono nuovi soci e un nuovo CdA.

    La mozione, sottoscritta da tutti i gruppi di minoranza salvo “Possibile”, viene depositata nella prima mattinata di giovedì 19. Alla sera c’è la conferenza dei capigruppo che deve decidere l’ordine del giorno del consiglio di martedì 24. Tutti i gruppi di minoranza chiedono che la mozione sia iscritta all’ordine del giorno, ma il Presidente del Consiglio, che alla fine ha l’ultima parola, spalleggiato dal capogruppo di maggioranza Bosi, si rifiuta adducendo ragioni regolamentari e di “opportunità politica” del tutto inconsistenti.

    A questo punto chiediamo espressamente che il Sindaco faccia lui una comunicazione in Consiglio in modo da poter consentire a tutti i gruppi consiliari, come da regolamento, di intervenire e dire la loro.

    Il Sindaco ci risponde a mezzo social che il Consiglio non è un tribunale e che non viene in aula a farsi processare, senza capire che dovrebbe essere lui per primo a sentire l’esigenza e a cogliere l’opportunità politica, per non dire la necessità, di un suo intervento chiarificatore alla città.

    consiglio-parmaArriviamo quindi a martedì 24. All’ordine del giorno del Consiglio ci sono due delibere di scarsissima rilevanza e di contenuto politico pari a zero che servono alla maggioranza solo per dimostrare di avere ancora i numeri. (abrogazione regolamento per impianti di distribuzione carburanti; parere su attribuzione al Comune di un bene di proprietà statale). Una presa in giro dopo il Consiglio fiume del 29 aprile in cui si era approvato di tutto, dal bilancio consuntivo, allo statuto IREN, fino al regolamento Tari, finendo ben oltre mezzanotte.

    Dalle 15.00 alle 16.00 si svolgono regolarmente le interrogazioni, tra cui un paio mie relative alla viabilità interrotta tra Via Colorno e Via Paradigna e al parcheggio multipiano abbandonato all’ingresso di Via Forlanini. Alle 16.00 viene fatto l’appello e si apre la fase delle comunicazioni.

    Come consiglieri di minoranza abbiamo concordato di non presentare alcuna comunicazione urgente sul Regio affinché sia il Sindaco ad aprire la discussione. Siamo anche d’accordo che se questo non accadrà, come molto probabile conoscendo la persona, la Guarnieri presenterà a nome di tutti i gruppi di minoranza una mozione d’ordine, atto che può essere depositato e discusso in corso di seduta, affinché sia il Consiglio a stabilire con un suo voto se il Sindaco debba intervenire o meno. Un modo per chiamare a responsabilità tutta la maggioranza. Nel caso fosse sancito un nuovo rifiuto siamo tutti pronti a lasciare l’aula. E così, purtroppo, avviene.

    Il Sindaco si rifiuta di fare la sua comunicazione, se non in replica ad una già concordata di Bosi (un “biscotto” così prevedibile da fare fin pena). Chiediamo allora il voto sulla mozione d’ordine. Intervengono Nuzzo per tutta la minoranza e Bosi per la maggioranza, ovvero i due contrapposti gruppi 5 stelle, in un confronto tra il surreale e il paradossale. Nuzzo è molto bravo e tocca le corde che dovrebbero essere care ai 5 stelle, a cominciare da quella della trasparenza promessa ai cittadini. Ma non c’è nulla da fare.

    aula-consiglio-comunaleL’altra metà dell’aula, come in molti altri frangenti, si dimostra sorda ad ogni richiamo ai sacri principi a 5 stelle e si arrocca intorno alla muta supponenza di Pizzarotti che, ancora una volta, mostra di non essere all’altezza del ruolo che ricopre per comportamenti e contegno. La mozione viene respinta con 15 voti contro 14 con l’astensione beffarda dello stesso Pizzarotti a risultato già acquisito.

    Chiusa la procedura di voto, preso atto del rifiuto di Pizzarotti di rivolgersi ai rappresentanti della città, chiamo tutta la minoranza ad uscire dall’aula. E così si chiude per noi una delle pagine meno edificanti viste in Consiglio in questi 4 anni.

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