Parma, Politica nazionale

Elezioni amministrative 2016 – Considerazioni locali e nazionali sul primo turno

elezioni-comunaliAlcune considerazioni che si possono trarre dal primo turno delle elezioni amministrative guardando a Parma e dintorni.

La prima, di rilievo anche nazionale, è che l’effetto Pizzarotti non c’è stato. Il conflitto interno tra Grillo e Pizzarotti con la sospensione e la più che probabile espulsione di quest’ultimo dal MoVimento non pare abbia avuto conseguenze sul piano elettorale per i 5 stelle. Al contrario il Movimento 5 stelle, rispetto alle precedenti amministrative, aumenta pressoché ovunque ed è il primo partito con valori vicino o sopra il 30% sia a Torino che a Roma. Nonostante l’insistente battage sui media nazionali, il fatto che Pizzarotti possa essere espulso non sposta voti e non intacca l’attuale forza elettorale del Movimento 5 stelle.

E’ dal 2013, da quando Pizzarotti diede il via libera al nuovo statuto di Iren senza fiatare e pretendere in cambio la chiusura del termovalorizzatore, mettendosi così contro Casaleggio e Grillo, che nel PD, a vari livelli, c’è chi ha pensato che contrapporre Pizzarotti a Grillo e magari investire sulla sua fuoriuscita dai 5 stelle potesse servire a spaccare ed indebolire il MoVimento.

I numeri dimostrano che questa idea era profondamente sbagliata. Da allora i 5 stelle, sul piano elettorale e delle intenzioni di voto, non hanno fatto che rafforzarsi e non sarà certo l’espulsione di Pizzarotti a invertire la tendenza. Le ragioni di questa avanzata elettorale sono evidentemente più profonde e più radicate nel paese e non si arginano certo con contrapposizioni gonfiate mediaticamente tra chi rappresenta l’anima del MoVimento e chi rimane un sindaco di provincia venuto dal nulla.

Per ragioni in qualche modo analoghe, ma rovesciate, a livello locale la vera opposizione a Pizzarotti non passa dagli esposti in procura e dagli avvisi di garanzia, come qualche commentatore di parte vorrebbe fare credere. Certo, quando ce ne sono gli estremi, l’opposizione è tenuta a fare le sue segnalazioni agli organi giudiziari e di garanzia, come ad esempio abbiamo fatto nel caso dell’alluvione o del referendum per gli asili.

Ma non è su quel piano che si vincono le elezioni, come insegna il 2012. O la vittoria di ieri di Zedda a Cagliari, uno dei pochi ad avere vinto al primo turno, pur essendo stato indagato per un fatto analogo a quello di Pizzarotti, abuso di ufficio nella nomina del direttore del Teatro. Indagini poi archiviate senza procedere.

Ciò che conta per vincere le elezioni è evidentemente altro. Se il centrosinistra vuole riconquistare Parma deve mettere in campo una leadership credibile e condivisa, al passo con i tempi e con il “sentiment” dell’elettorato e con una proposta vera per la città che sappia rispondere alle domande e ai bisogni dei cittadini meglio di quanto (non) ha fatto Pizzarotti. E soprattutto non deve arrivare diviso al momento elettorale. E qui vengo alle elezioni nei Comuni della provincia di Parma.

Il PD ha tra i suoi principi statutari le primarie quale strumento di selezione dei propri candidati a Sindaco. Sono uno strumento democratico fondamentale che consente di dare voce al proprio elettorato e di evitare che gruppi sempre più ristretti di micro-potere interni al partito si perpetuino in maniera autoreferenziale. Quando si riesce ad individuare un candidato unitario da tutti riconosciuto, non c’è bisogno di farle. Quando queste condizioni non ci sono, le primarie diventano anche l’unico modo per ricondurre a una le diverse candidature. In quei casi, ostinarsi a non farle, oltre che andare contro allo statuto del PD significa anche andare a sbattere. Se infatti le “primarie” invece di farle per tempo si fanno direttamente nelle urne, come accaduto a Busseto e Traversetolo, si perde. Matematico.

Quindi per evitare di perdere matematico anche a Parma nel 2017 bisogna avviare fin da subito un percorso aperto di primarie che guardi anche oltre il PD. Se nel frattempo emergerà un candidato così autorevole e riconosciuto da mettere d’accordo tutti, ben venga, ne potremo fare a meno, o meglio le potremo fare lo stesso per dargli maggiore forza e legittimazione politica. Certo è che le candidature unitarie forzate non funzionano più. Rischieremmo semplicemente di rimandare le primarie alle urne. E abbiamo visto come va a finire.

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