• CRONACHE DAL CONSIGLIO APRILE – Statuto IREN, Bilancio 2015 e nuova Tari

    by  • 11/05/2016 • Uncategorized

    In aprile ci sono stati due Consigli, ma mentre il primo trattava delibere di ordinaria amministrazione il secondo, quello del 29 aprile, è stato un Consiglio fiume, iniziato alle 15.00 e finito alle 1,30 del mattino, con delibere di peso, sia per quanto riguarda l’entità della documentazione che per il rilievo politico: in una sola seduta sono stati portati in discussione: la modifica dello statuto di IREN con il rientro del Comune nel patto di sindacato; il bilancio consuntivo 2015; l’adeguamento del regolamento per TASI e IMU; una variazione sul bilancio di previsione 2016; il piano economico finanziario del servizio di raccolta rifiuti con la determinazione della Tari per il 2016.

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    Un intasamento che ha varie cause: la carente programmazione dei lavori da parte  del presidente del Consiglio; la crescente difficoltà della maggioranza a garantire il numero legale dopo la fuoriuscita di Nuzzo e Savani; e la volontà di fare passare in secondo piano sui media scelte spinose per i 5 stelle come il rientro nel patto di sindacato di IREN. Le contraddizioni dell’amministrazione su questo punto le trovate illustrate in un mio precedente comunicato a cui vi rimando. Cerco comunque di sintetizzare qui una vicenda che risulta particolarmente complessa.

     

    NUOVO STATUTO DI IREN E PATTO DI SINDACATO

    iren-bollaI soci pubblici di IREN  erano legati da un “patto di sindacato” che li vincolava a non vendere le proprie azioni e a non fare scendere la quota di azionariato pubblico sotto il 50%. Nel 2015 il Comune di Parma, che deteneva circa il 6% delle azioni di IREN tra quote proprie (0,5%) e quote date in garanzia dei debiti a Parma Infrastrutture (1,5%) e STT (4%) dalla precedente amministrazione, è uscito dal patto di sindacato per poter mettere in vendita parte delle azioni detenute da STT. Questa uscita, sicuramente obbligata per la quota detenuta da STT, ha fatto saltare il patto e soprattutto il vincolo del 50% dell’azionariato pubblico. Anche altri Comuni, come ad esempio Torino, si trovano nelle condizioni di dovere vendere azioni di IREN per fare fronte a debiti o investimenti.

    I soci pubblici, in vista del rinnovo delle cariche del CdA previsto in maggio, hanno così deciso di riscrivere lo statuto ed il patto di sindacato di IREN introducendo una clausola di voto maggiorato con lo scopo di garantire la maggioranza dei diritti di voto a fronte di una riduzione dell’azionariato pubblico fino a un minimo, non superabile, del 40%. Con queste nuove condizioni è stato chiesto al Comune di Parma di rientrare nel patto di sindacato con la quota di azioni non impegnata nella ristrutturazione del debito, ovvero poco più del 1,6%. Una quota che, seppure ridotta, consente ancora di esprimere un consigliere nel CdA e soprattutto di rinforzare il fronte emiliano nei riguardi degli altri due grandi soci, il Comune di Torino e il Comune di Genova.

    Su questa delibera, pur criticando fortemente l’operato e le contraddizioni dell’amministrazione 5 stelle, abbiamo votato a favore in coerenza anche con il voto espresso dal PD negli altri Comuni soci. Tra esserci e non esserci, riteniamo che, al momento, sia meglio esserci per rappresentare le istanze degli utenti e difendere anche la realtà lavorativa di IREN che a Parma conta più di 700 dipendenti. Certo è che ora andrebbe aperta una seria riflessione politica sul ruolo e il senso della partecipazione azionaria dei Comuni all’interno di una società quotata in borsa con un fatturato di svariati miliardi di euro. Il mio parere è che i Comuni devono tornare a fare il loro mestiere riappropriandosi dei servizi pubblici locali, come la raccolta rifiuti e l’acqua, e lasciando quelli a mercato, come il gas o l’elettricità, ai privati. Un percorso che però non è per nulla semplice ed immediato e soprattutto non è a costo zero.

     

    BILANCIO CONSUNTIVO 2015

    Banchi della Giunta durante Consiglio

    Banchi della Giunta durante Consiglio

    Dopo IREN si è passati al bilancio consuntivo 2015. Il dato saliente di questo bilancio è l’enorme avanzo di amministrazione pari a 41 milioni di €, di cui 10,8 M€ sulla parte corrente. Una quota rilevante di questo avanzo (12 M€) riguarda investimenti non realizzati che rimangono comunque da fare. Un’altra parte, la più cospicua, è invece costituita da fondi accantonati a copertura di crediti di dubbia esigibilità (16 M€) e per rischi da contenzioso (6M€). Questi fondi rispondono a nuove regole di contabilità, ma è un fatto che tutti questi accantonamenti vincolati liberano indirettamente ingenti risorse sul bilancio 2016, in quanto i fondi risultano già capienti e non devono essere ulteriormente rimpinguati. Così come è un fatto l’incapacità di spesa dell’amministrazione soprattutto sugli investimenti: solo il 30% delle risorse messe nel piano delle opere pubbliche sono state effettivamente utilizzate.

    Al di là di questi tecnicismi, la questione politica principale è che la campagna di allarmismo fatta a fine 2014 da Pizzarotti e soci sul presunto taglio da parte del governo di 20 M€, con cui giustificarono la sospensione del bando sul servizio integrativo scolastico disabili e il taglio di 200 posti negli asili, era del tutto infondata e strumentale. Tra il 2014 e il 2015 c’è stata sì una riduzione delle entrate statali, ma dell’ordine di 6,5 M€. A causa di una pressione fiscale comunale da record, le entrate correnti del 2015 sono rimaste comunque elevate: 232,8 M€, 3 milioni in più rispetto al 2013, quando ancora non si parlava di sospendere il servizio per i disabili e ridurre i posti negli asili.

    aula-consiglio-comunaleIn sostanza l’amministrazione ha applicato per tutto il 2015 la ricetta del commissario Ciclosi e del “commissario” Capelli che nella sua prima relazione aveva esplicitamente teorizzato la necessità di “generare avanzi di parte corrente e quindi di spendere meno di quanto si incassi” per sanare i debiti del gruppo Comune di Parma. Solo che lo stesso Capelli riconosceva che la cura da cavallo a suon di tasse e incrementi di tariffe non poteva essere proseguita “oltremodo” e che bisognava agire per rendere possibile già entro il 2015 “la riduzione delle imposte locali”.

    Ho letto in aula questi estratti, che evidentemente la Giunta aveva dimenticato, per smascherare la loro vergognosa strumentalizzazione su disabili e asili e chiedere all’amministrazione, ore che alcune partite debitorie si stanno sanando anche grazie alla vendita delle azioni IREN di cui sopra, di alleggerire la pressione fiscale e soprattutto di ridurre il costo dei servizi a domanda individuale come le scuole d’infanzia e le mense scolastiche, che stanno portando molte famiglie a tenere a casa i bambini.

    Abbiamo quindi votato contro, così come abbiamo votato contro al regolamento TASI e IMU e alla variazione al bilancio di previsione 2016, fatta questa volta di corsa per potere utilizzare, nell’anno elettorale, i 3,8 M€ non vincolati dell’avanzo di amministrazione 2015 destinabili ad investimenti.

     

    PIANO ECONOMICO FINANZIARIO RIFIUTI

    rifiutiVerso mezzanotte si è arrivati infine a discutere il Piano Economico Finanziario dei rifiuti 2016. Per la prima volta da quando c’è l’assessore Folli assistiamo a una riduzione del costo complessivo del servizio (34,6 M€) che scende di 1 M€ rispetto al 2015, pur rimanendo ancora sopra i valori del 2012 (33,4 M€). Come ho meglio descritto in questo comunicato, tale riduzione deriva fondamentalmente da due voci di sconto: – € 551.000,00 grazie al fondo istituito dalla nuova legge regionale per i Comuni più virtuosi; – € 624.456,00 grazie alla riduzione della tariffa di smaltimento al termovalorizzatore passata da 154 €/t. a 130 €/t.

    Nonostante l’ora tarda, e la totale assenza della stampa, la discussione è andata per le lunghe anche perché ho presentato tre ordini del giorno aventi i seguenti oggetti:

    rifiuti 2Ai link degli oggetti trovate il testo degli OdG con l’illustrazione della proposta. La maggioranza 5 stelle ha respinto i primi due, pur dichiarandosi disponibile a sospendere il servizio eco wagon a fine anno nel caso i risultati di utilizzo non si rivelassero soddisfacenti. Ha invece votato favorevolmente l’OdG relativo all’introduzione della tariffazione puntuale a corrispettivo a partire dal 2017. E’ un sistema di tariffazione già adottato dal Comune di Carpi e da alcuni comuni parmensi come Felino che consente alle utenze non domestiche di scaricare i costi del 10% di IVA attualmente conteggiati nella TARI. E soprattutto introduce un vero regime di tariffazione puntuale che premia chi meno produce

    Visto l’accoglimento di questo OdG, la riduzione dei costi del servizio e i risultati comunque ottenuti sul fronte della raccolta differenziata (72%) e della riduzione dei rifiuti, ci siamo astenuti e alle 1,30 passate abbiamo finalmente lasciato l’aula del Consiglio.

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