• Referendum trivelle: vince astensione ma non l’interesse pubblico

    by  • 17/04/2016 • Energia e trasporti, Politica nazionale, Sostenibilità e Green Economy

    Piattaforma seraleAlla fine, grazie ad una campagna comunicativa a tappeto, ha vinto il partito dell’astensione. Ma non ha certo vinto l’interesse pubblico. Chi festeggia davvero sono le compagnie petrolifere titolari delle piattaforme di estrazione all’interno delle 12 miglia. Con la proroga delle concessioni fino ad esaurimento dei giacimenti non avranno più l’obbligo di sobbarcarsi i costi per lo smantellamento delle piattaforme, previsto alla scadenza delle stesse concessioni. E avendo davanti tutto il tempo che vogliono, potranno continuare a produrre gas sotto il livello di franchigia (50.000 mc) senza dovere pagare alcuna Royalty allo Stato, come già avviene per gran parte dei pozzi.

    L’esaurimento di un giacimento è infatti un concetto che non esiste: nessun giacimento, che sia di gas, di petrolio, o di minerali, si esaurisce in assoluto. Semplicemente si smette di estrarre quando non è più conveniente. Ma di gas, di petrolio o di minerale ne rimane sempre. Senza una scadenza temporale definita sarà quindi il concessionario a stabilire quando il giacimento è “esaurito” e non lo Stato. Con la possibilità di produrre in perpetuo senza canoni per lo Stato, i concessionari avranno tutta la convenienza a prolungare sine die la vita utile dei giacimenti per evitare gli ingenti costi di smantellamento di pozzi e piattaforme che sono già oggi in buona parte obsoleti ed esangui. Questo era il regalo per i petrolieri fatto dallo Sblocca Italia che il referendum voleva evitare.

    Nel referendum dunque non era tanto in gioco l’ambiente, quanto il prevalere o meno dell’interesse pubblico sull’interesse di pochi e potenti in grado di condizionare a loro vantaggio i processi legislativi, come il caso dell’ex ministro Guidi ha reso palese. Per i cittadini normali il fisco e le leggi, come è giusto che sia, non fanno sconti: quando c’è da pagare si paga. Per altri non funziona così. Quando c’è da pagare e rispettare impegni presi si modificano le leggi scaricando i costi sulla collettività. E di questo c’è poco da esultare, come invece hanno fatto alcuni solerti pasdaran dell’astensione.

    Di positivo c’è che il confronto sul referendum ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dell’energia e della transizione energetica verso un modello più sostenibile e a più basse emissioni. Confido che gli oltre 13 milioni di SI’ serviranno al governo per rottamare definitivamente la “strategia energetica nazionale” varata dal duo Monti-Passera e per avviare un piano energetico al passo con gli accordi internazionali sul clima, che punti a renderci indipendenti dai combustibili fossili.

    Non è solo una questione ambientale, ma di politica industriale e del lavoro. Lo sviluppo delle rinnovabili e della mobilità elettrica, la riqualificazione energetica degli edifici, l’efficientamento dei sistemi produttivi hanno un potenziale occupazionale ed economico nemmeno paragonabile a quello garantito da qualche piattaforma petrolifera in via di dismissione. Con buona pace dei solerti pasdaran.

     

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