• La città abbandonata – VIDEO

    by  • 28/02/2016 • Ambiente e Rifiuti, Suolo e Paesaggio

    ecomostro1Ci sono posti a Parma che richiamano la Terra dei fuochi e i paesaggi dei territori controllati dalla criminalità organizzata. Sono il prodotto di una stagione di espansione urbana e di speculazione edilizia scellerata che non teneva conto né del territorio, né dei reali fabbisogni, né della sostenibilità economica degli interventi.

    L’inevitabile scoppio della bolla finanziaria e immobiliare ha bruscamente interrotto quella spinta espansiva lasciando in eredità, dentro e attorno alla città, interi quartieri non ultimati e irrisolti, miriadi di cantieri abbandonati, opere incompiute ed edifici vuoti che rapidamente deperiscono e diventano luogo di abbandono di rifiuti, di bivacco, di traffici illeciti. Un’eredità pesante e difficile da gestire, forse ancora più del debito che ne è il rovescio finanziario.

    Questa complessa partita l’amministrazione 5 stelle non è stata in grado di affrontarla e, dopo una serie di annunci a inizio mandato, l’ha completamente rimossa e dimenticata. Le opere pubbliche non ultimate, come la Scuola per l’Europa, il teatro dei dialetti, il ponte nord, l’area sportiva dell’EFSA, l’ex scalo merci sono rimaste al palo con l’unico risultato che in 4 anni è cresciuto il deperimento degli immobili e lo stato di abbandono delle aree. Molte opere di urbanizzazioni già realizzate, come strade e aree verdi, non sono mai state acquisite al patrimonio comunale.

    E il piano regolatore di cui si era annunciata la revisione in pompa magna nel 2013 è rimasto quello di Ubaldi della città da 400.000 abitanti. Questo piano, approvato nel 2006 al culmine della bolla e dell’ubriacatura espansiva, contiene ancora previsioni di espansione per più di 1000 ettari di terreno quando vi sono attualmente migliaia di appartamenti invenduti, intere aree direzionali e produttive vuote e altre già urbanizzate ma mai sviluppate.

    E’ il caso ad esempio dell’area all’ingresso nord della città, fra Via Colorno e Via Forlanini, dove, da quasi una decina di anni, svetta la struttura in cemento armato di un parcheggio multipiano nel mezzo di una landa desolata divenuta una discarica a cielo aperto. Quel parcheggio incongruo e incompiuto è uno standard urbanistico, ovvero un’opera di urbanizzazione che i promotori immobiliari dovevano realizzare e cedere al Comune insieme ai parcheggi a raso, al verde, ai sottoservizi, all’impianto di illuminazione, opere anch’esse in parte realizzate e ora in stato di totale abbandono.

    ecomostro2Con il tempo la zona, non mantenuta e non presidiata, è diventato un acquitrino e un ricettacolo di rifiuti di varia origine. Imprenditori che lavorano nei dintorni raccontano di continui va e vieni diurni e notturni di camioncini che scaricano materiali per edilizia, rifiuti ingombranti, persino fusti di vernici e solventi in un’area dove la falda idrica risale fino in superficie (siamo infatti sulla linea dei fontanili). Il multipiano è usato come abitazione da senza tetto e nelle stradine si spaccia e ci si prostituisce a dimostrazione che la cattiva urbanistica produce, oltre a bruttezza e degrado, anche insicurezza e illegalità.

    Nel 2009 avevo filmato il parcheggio come esempio emblematico di scempio del territorio. Nel 2013 feci un’interrogazione in Consiglio Comunale chiedendo all’amministrazione se non riteneva opportuno attivarsi per abbattere l’ecomostro e dare così anche un segnale tangibile di cambiamento nella gestione del territorio e dell’urbanistica.

    Fu espresso un generico impegno a trovare una soluzione con i promotori dell’area. Due anni e mezzo dopo non è successo nulla se non l’accumulo di rifiuti e ora anche di veleni nel terreno nel totale disinteresse del Comune.

    A fine 2016 scadono le fideiussioni depositate dai promotori immobiliari a garanzia della realizzazione delle opere di urbanizzazione, più di 10 milioni di euro in base a quanto allora dichiarato dall’assessore all’urbanistica in risposta alla mia interrogazione.

    Quelle fideiussioni vanno escusse e utilizzate per abbattere l’ecomostro e riqualificare l’intera area portando il verde la dove c’era e doveva venirci altro cemento. E’ questo l’impegno che ci prendiamo una volta chiusa la parentesi di questa amministrazione.

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