• Rifiuti da Reggio – Facciamo chiarezza

    by  • 07/02/2016 • Ambiente e Rifiuti, Emilia Romagna, Parma

    rifiuti da reggioDalle prossime settimane al termovalorizzatore di Parma inizieranno ad arrivare rifiuti solidi urbani dal territorio di Reggio Emilia. Negli scorsi giorni si è dibattuto molto su questa vicenda così come sulla richiesta di IREN di modificare l’autorizzazione per utilizzare l’impianto alla massima potenza. La materia è complicata e la girandola di dichiarazioni di questi giorni, dove prevale la contrapposizione politica al merito, non aiuta a fare chiarezza. Proviamo quindi a farla sbrogliando la matassa in quattro parti: piano provinciale, piano regionale, sblocca Italia, tariffe.

     

    Il piano e l’autorizzazione provinciale

    Il termovalorizzatore di Parma è stato autorizzato dalla Provincia nel 2008. L’autorizzazione consente lo smaltimento di 130.000 tonnellate annue (di cui 70.000 di rifiuti urbani indifferenziati, 20.000 di fanghi di depurazione essicati e 40.000 di rifiuti speciali non valorizzabili di varia natura) e prescrive che i rifiuti debbano provenire esclusivamente dal bacino provinciale. Questa autorizzazione si inseriva infatti nel Piano Provinciale di Gestione Rifiuti (approvato nel 2005) che aveva come obiettivo l’autosufficienza della provincia sotto il profilo dello smaltimento rifiuti. Da anni infatti, ovvero dalla chiusura dell’inceneritore del Cornocchio (2001), il territorio provinciale smaltiva i propri rifiuti in altre province, in particolare Reggio Emilia, con relativi costi.

    Il termovalorizzatore, dopo vari stop del cantiere, è entrato in esercizio nel 2013 e funziona a pieno regime dal 2014 bruciando un quantitativo di rifiuti vicino al massimo autorizzato. I dati ARPA disponibili per i primi 11 mesi del 2014 riportano 111.000 ton. di cui 44.000 di rifiuti urbani e 64.000 di rifiuti speciali non valorizzabili, un dato che risulta in difformità con quanto autorizzato e che il Comune di Parma, nonostante abbia dichiarato a più riprese di volere “affamare il forno”, non ha mai reso noto o contestato.

    Come PD Parma abbiamo sempre sostenuto che, fintanto che era vigente il Piano Provinciale di Gestione Rifiuti, non dovevano arrivare rifiuti da fuori provincia. E così e stato. I pochi tentativi di smaltimento di rifiuti extra-provinciali sono stati prontamente diffidati e stoppati dalla Provincia.

     

    Il Piano Regionale di Gestione Rifiuti

    Dal 2008, da quando cioè è stato autorizzato l’impianto, i quadri normativi e pianificatori sono però radicalmente mutati. La legge regionale 23/2011 ha portato al superamento dei territori provinciali come ambiti di riferimento per la pianificazione e lo smaltimento dei rifiuti, allargando l’ambito ottimale all’intera Regione. Su queste basi la Regione ha predisposto tra il 2013 e il 2014 un Piano regionale che prevedeva flussi interprovinciali di rifiuti agli impianti di smaltimento nell’ottica di una progressiva dismissione delle discariche e degli inceneritori più obsoleti senza recupero energetico.

    Il piano, che già prevedeva il conferimento di rifiuti da Reggio a Parma a partire dal 2014, non è entrato in vigore causa la caduta della Giunta Errani, ma è stato poi ripreso e aggiornato dalla nuova Giunta Bonaccini che lo ha adottato a inizio gennaio 2016 facendo di fatto decadere i vigenti Piani provinciali.

    Oltre ad essere ribaditi gli obiettivi di raccolta differenziata (73%) e di riduzione della produzione dei rifiuti (-25%)  introdotti dalla L.R. 16-2015, viene prevista la dismissione al 2020 di 2 degli 8 inceneritori presenti in Regione (Ravenna e Piacenza) e lo smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati in esercizio secondo flussi interni agli ambiti di gestione Iren (Parma, Piacenza, Reggio) e Hera.

    Per Parma il piano conferma un limite di utilizzo dell’impianto a 130.000 tonnellate con il conferimento, già a partire dal 2016, di 70.000 tonnellate di rifiuti urbani provenienti da Reggio Emilia. Rifiuti urbani che andranno a sostituire i rifiuti speciali attualmente smaltiti nell’impianto di Ugozzolo mantenendo invariato il carico massimo smaltito e quindi le emissioni. Perché questo possa avvenire deve però essere adeguata l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto e qui passiamo al punto successivo

     

    Lo sblocca Italia e la massima capacità termica

    A complicare il quadro ci si è messo però il governo con l’art. 35 del decreto  Sblocca Italia che introduce in sostanza due cose: la possibilità per i gestori degli impianti di smaltire rifiuti solidi urbani provenienti da tutta Italia una volta garantito il fabbisogno locale; l’adeguamento delle autorizzazioni degli impianti alla massima capacità termica.

    Per quanto riguarda i rifiuti di provenienza nazionale a settembre sembrava che a Parma potessero essere smaltiti rifiuti provenienti dalla Liguria, regione che è priva di termovalorizzatori ed è di fatto in emergenza rifiuti. La ferma presa di posizione del PD provinciale a cui poi è seguita, su iniziativa del gruppo consiliare, quella del Comune ha impedito che questo avvenisse e ha anzi portato la Regione a definire un accordo con i gestori che limita e regola i flussi di provenienza nazionale a situazioni di conclamata emergenza e per periodi transitori che devono comunque essere autorizzati dalla Regione.

    Per quanto riguarda il secondo aspetto Iren ha presentato alla Provincia richiesta di adeguamento dell’autorizzazione dell’impianto di Ugozzolo al massimo carico termico, ai sensi dello Sblocca Italia.

    I termovalorizzatori sono macchine termiche il cui limite di utilizzo è dato non tanto (o non solo) dalla quantità di combustibile bruciato (in questo caso rifiuti) ma dalla potenza termica dell’impianto. Il quantitativo di rifiuti smaltibili alla massima potenza dipende dal loro potere calorifico. Più e basso più sarà alto questo quantitativo e viceversa. Stante il potere calorifico dei rifiuti attualmente smaltiti, l’autorizzazione al massimo carico termico consentirebbe di bruciare, senza alcun bisogno di modifiche dell’impianto, fino a 195.000 tonnellate contro le 130.000 autorizzate nel 2008.

    Non si può non evidenziare che lo Sblocca Italia è stato un regalo del governo ai gestori degli impianti che rende tra l’altro molto complesso, se non impossibile, governare con le autorizzazioni i flussi dei rifiuti perché questi si misurano in peso, come fa lo stesso Piano regionale, e non certo in contenuto calorico.

    Non potendo evitare che l’impianto sia tecnicamente autorizzato al massimo carico termico, perché così prevede la legge, come PD di Parma abbiamo lavorato in tutte le sedi possibili affinché si raggiungesse un accordo tra Regione e IREN che limitasse comunque l’utilizzo del termovalorizzatore alle 130.000 tonnellate pianificate, mantenendo quindi invariate le emissioni. Questo accordo è stato siglato lunedì 1 febbraio e poi recepito nella nuova autorizzazione dell’impianto che fa proprie anche le previsioni e i flussi di smaltimento del Piano Regionale, aprendo di fatto la strada ai rifiuti di Reggio Emilia.

     

    Le tariffe di smaltimento

    Anche sulle tariffe è stata fatta molta confusione. Bisogna innanzitutto sottolineare che la tariffa di smaltimento nel termovalorizzatore non corrisponde alla tariffa rifiuti che si compone di molte altre voci di costo che vanno dalla raccolta, allo smaltimento delle frazioni differenziate come l’organico, alla pulizia e allo spazzamento delle strade.

    Per il Comune di Parma il costo di smaltimento dei rifiuti indifferenziati al termovalorizzatore incide per meno del 15% sul costo complessivo del servizio rifiuti che è di 35,6 Milioni di euro al netto delle spese amministrative. Va riconosciuto che il costo di smaltimento si è drasticamente ridotto negli ultimi anni grazie all’estensione del porta a porta e alla conseguente riduzione di rifiuti indifferenziati, ma va anche detto che, dall’altro lato, vi è stato un aumento complessivamente superiore dei costi di raccolta che ormai incidono per più del 60%.

    La tariffa di smaltimento all’impianto viene calcolata da Atersir (l’autorità di controllo regionale) attraverso un algoritmo che tiene conto dell’ammortamento dell’investimento, dei quantitativi trattati, delle compensazioni ambientali, dei costi di esercizio, etc.

    Nel 2015 abbiamo pagato 154 euro a tonnellata per un quantitativo smaltito, a livello comunale, di 30.000 tonnellate. Con l’arrivo dei rifiuti da Reggio Emilia si prevede per il 2016 una tariffa unica di smaltimento per i due ambiti di 139 euro a tonnellata con una riduzione del 10% dovuta alla compartecipazione della parte reggiana alle spese di ammortamento dell’impianto (spese che non erano coperte dai rifiuti speciali bruciati fino ad oggi, in quanto il loro costo di smaltimento è determinato dal mercato). Ai quantitativi attuali smaltiti questo corrisponde ad un risparmio di 450.000,00 euro oltre IVA al 10% per un totale di mezzo milione di euro.

    Per ogni tonnellata di rifiuto conferito da Reggio Emilia, come dagli altri Comuni della provincia, è inoltre previsto il pagamento di un’indennità di disagio ambientale di 11 euro che va a beneficio del Comune di Parma e di quelli limitrofi (Colorno, Mezzani, Sorbolo e Torrile). Il regolamento regionale che la istituisce consente di utilizzare questo introito a riduzione della tariffa rifiuti. Per il Comune di Parma stiamo parlando di più di 800.000 euro di cui almeno mezzo milione ascrivibili ai rifiuti di Reggio.

    In totale l’arrivo dei rifiuti reggiani comporterà benefici sulla tariffa dei parmigiani dell’ordine di 1 milione di euro, quelli che Folli e Pizzarotti, abituati a tartassare di imposte e multe i cittadini, hanno chiamato 30 denari.

     

    Sintesi

    L’inceneritore di Ugozzolo nel biennio 2014-2015 ha funzionato a pieno regime bruciando quantitativi di rifiuti prossimi al massimo autorizzato di 130.000 tonnellate. Questi rifiuti erano formati per meno di 60.000 tonnellate da rifiuti urbani e per il resto da rifiuti speciali tutti provenienti dal territorio provinciale.

    In seguito all’approvazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti (che fa decadere i previgenti piani provinciali) e al conseguente adeguamento dell’autorizzazione, il termovalorizzatore continuerà a bruciare 130.000 tonnellate, nonostante lo Sblocca Italia consentirebbe di arrivare fino a 195.000 tonnellate.

    Al posto dei rifiuti speciali verranno bruciati rifiuti solidi urbani provenienti dal bacino di Reggio Emilia. Questo comporterà un risparmio sul costo del servizio rifiuti del Comune di Parma dell’ordine di 1 milione di euro, dovuto alla riduzione del 10% della tariffa di smaltimento e all’introito della indennità di disagio ambientale. Il tutto a invarianza di quantitativi bruciati e di emissioni.

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