• Hiroshima e Nagasaki – Un olocausto evitabile scientificamente pianificato

    by  • 10/08/2015 • Lavoro e Società

    Il palazzo della camera di commercio di Hiroshima

    Il palazzo della camera di commercio di Hiroshima

    In questi giorni si sono celebrati i 70 anni dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Sono stato alcuni anni fa a visitare il mausoleo della pace di Hiroshima, realizzato a pochi passo dallo scheletro in cemento armato dell’edificio che ospitava nel 1945 la camera di commercio, uno dei pochi ruderi rimasti in piedi dopo l’esplosione. Ne sono uscito muto, quasi stordito. L’enormità della tragedia la conoscevo dai libri che avevo letto e dalle tante foto che avevo visto. L’enormità del crimine contro l’umanità la intuivo, ma non avevo precisa cognizione di quanto fosse stata pianificata e consapevolmente perseguita.

    Finché non si va là si può ancora credere che chi decise di lanciare la bomba non si rendesse conto del suo potere distruttivo. E che in fondo, nel calcolo cinico delle guerre, le centinaia di migliaia di persone spazzate via nel giro di un attimo fossero il prezzo da pagare per piegare il Giappone e per evitare molti più morti con la difesa a oltranza delle isole del Sol Levante. Ma le cose non stanno così.

    Il lancio delle bomba e la scelta dell’obiettivo fu pianificata fin dai primi mesi del 1945. Vennero lanciati sul Giappone delle bombe di prova, delle grandi zucche (pumpkin), simili per fattezze e peso a “little boy”, la bomba vera che sarà poi sganciata su Hiroshima. Anche la scelta delle città fu pianificata con cura. Dopo aver addirittura pensato di colpire Kyoto (la città sacra fu salvata dalla protesta dell’allora Segretario alla guerra) si individuarono una serie di città che per numero di abitanti, posizione geografica, conformazione potessero costituire un buon banco di prova dell’”esperimento” nucleare.

    Ci volevano condizione climatiche perfette per centrare l’obiettivo e soprattutto per vedere al meglio gli effetti della nuova arma. Il 6 agosto 1945 il cielo era limpido e terso su Hiroshima. E il bel tempo fu fatale ai suoi cittadini. Si stima che morirono sul colpo 70-80.000 persone, la gran parte delle quali letteralmente vaporizzate. La portata della devastazione era tale, talmente esorbitante e fuori da qualsiasi esperienza, che nelle ore e nei giorni seguenti non si riuscì a capire cosa fosse davvero accaduto, anche per la difficoltà d’accesso e l’interruzione delle comunicazioni. Le ferite e i sintomi mai visti prima delle persone colpite dalle radiazioni furono affrontati con i mezzi della medicina tradizionale, senza sapere a cosa fossero dovuti.

    Non fu nemmeno dato il tempo al governo giapponese per rendersi conto di cosa era successo, di quale forza devastatrice disponessero ora gli alleati. Tre giorni dopo una seconda bomba veniva sganciata su Nagasaki. Un nuovo test. Dopo quella all’uranio di Hiroshima bisognava ora provare la bomba al plutonio in un contesto orografico diverso, con colline al posto della pianura. Ed è questa la parte che trovo più immonda di questo crimine di guerra mai riconosciuto da chi lo ha organizzato e commesso.

    Il fatto che dopo avere cancellato una città e i suoi abitanti dalla faccia della terra non fu dato nemmeno il tempo e un minimo di informazione per capire di cosa si trattava, per orientare i soccorsi e per trarne le conseguenze sul piano della resa. Nagasaki, ancor più di Hiroshima, se mai si può fare una scala di paragone dell’ingiustificabile, fu un eccidio gratuito perseguito con il solo scopo di testare le nuove armi su delle inconsapevoli cavie umane. Un olocausto evitabile spacciato per un mezzo di pace.

    Noi giustamente ci ricordiamo, ogni anno, dell’olocausto che con fredda, burocratica organizzazione è stato perpetrato nel cuore dell’Europa. Ma anche questo, prodottosi in due lampi scientificamente pianificati, non può e non deve essere dimenticato.

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