• Sblocca Italia e inceneritore di Parma – Un po’ di chiarezza

    by  • 15/06/2015 • Ambiente e Rifiuti, Emilia Romagna, Parma, Politica nazionale

    termovalorizzatoreNei giorni scorsi la direzione provinciale del PD di Parma ha espresso all’unanimità la propria contrarietà alla richiesta di IREN di aumentare il volume dei rifiuti smaltiti nel termovalorizzatore di Ugozzolo (da 130.000 ton. a 195.000 ton.) e di ampliare il bacino di approvvigionamento a livello nazionale. In quel documento si chiede ai Sindaci PD del patto di sindacato di IREN di attivarsi affinché la Multiutility ritiri la richiesta e, contestualmente, si chiede alla Regione di approvare quanto prima il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti in modo da regolare i flussi dei rifiuti intra-regionali, limitando ai soli casi di emergenza quelli extra-regionali.
    I commenti sulla stampa e sui blog rispetto a questa presa di posizione sono stati i più svariati e di segno diametralmente opposto, evidenziando in molti casi che nell’era dei “social network” spesso si commenta a prescindere, senza nemmeno leggere quello che si sta commentando. Si sparano sentenze e si costruiscono narrazioni sulla base dei pregiudizi che si hanno nei confronti del soggetto che si esprime (in questo caso il famigerato PD) e non in base a quello che dice o scrive. Lasciamo però questa riflessione generale ad altra sede e entriamo nel merito della questione.

    I RIFIUTI DA FUORI PROVINCIA
    La ricostruzione più ricorrente è che il PD ha cambiato idea sul termovalorizzatore e si dimostra, per alcuni, incoerente e ondivago, per altri, di sponda politica opposta, affetto da inciucismo e sindrome neo-grillina. La realtà è che la posizione del PD di Parma sulla questione del termovalorizzatore, condivisibile o meno che sia, non è mai cambiata dai tempi della vigente autorizzazione integrata ambientale rilasciata dall’Amministrazione Provinciale nel 2008 che prescrive, tra le varie cose, un limite di smaltimento di 130.000 ton./anno e la provenienza dei rifiuti dal solo territorio provinciale.

    Su queste basi la Provincia di Parma ha provveduto nel 2014 a diffidare IREN dall’utilizzare rifiuti sia urbani che speciali di provenienza extra-provinciale, vincendo poi i ricorsi fatti dalla Multiutility sia al Tar che al Consiglio di Stato. La mozione del PD provinciale non fa che ribadire quanto portato avanti dall’amministrazione provinciale: no all’incremento della capacità di smaltimento autorizzata; no a rifiuti da fuori provincia fintanto che è vigente il Piano provinciale di gestione dei rifiuti. Ed è, quest’ultimo, un punto dirimente.

    Quando la Regione approverà il Piano regionale di gestione dei rifiuti (ad oggi solo adottato), abrogando i piani provinciali, si potrà, anzi, si dovrà ragionare di flussi di rifiuti solidi urbani intra-regionali, in particolare dalle provincie limitrofe, proprio nell’ottica di una progressiva riduzione degli impianti di smaltimento presenti in Regione. Reggio Emilia, che ha chiuso nel 2012 l’inceneritore, sta attualmente smaltendo il proprio indifferenziato (più di 120.000 ton.) in discarica, la modalità di smaltimento a più alto impatto ambientale, che la direttiva europea sui rifiuti ci chiede di superare.

    A questi ritmi, nel giro di un paio di anni, le discariche attive di Reggio saranno esaurite. Dopo avere esportato per più di 10 anni i nostri rifiuti dai cugini reggiani è quindi naturale immaginare, se non altro per reciprocità territoriale, che i rifiuti di Reggio possano essere smaltiti nell’inceneritore di Parma, cosa tra l’altro già prevista dal piano regionale adottato nel luglio scorso.

    Ma fintanto che la Regione non approva il nuovo piano regionale, ad essere vigente è quello provinciale e dunque non c’è ragione di modificare un’autorizzazione che in quel piano si incardina.

    LO SBLOCCA ITALIA
    Si vabbé ma l’incoerenza rimane con lo Sblocca Italia voluto dal governo Renzi. Ma a leggere bene l’art. 35 dello Sblocca Italia (cosa che evidentemente fanno in pochi) si scoprirebbe che le cose non stanno così. Primo: la domanda di IREN di portare a saturazione termica l’inceneritore incrementando il quantitativo di rifiuti da bruciare, esula dallo sblocca Italia che si applica d’ufficio solo per quegli impianti per cui sia già stata comprovata la compatibilità ambientale e valutato l’impatto sulla qualità dell’aria dell’esercizio dell’impianto a pieno regime.

    Non è il caso di quello di Parma per cui la VIA e l’autorizzazione sono state concesse per un utilizzo a 130.000 ton, quando la saturazione termica sarebbe a 195.000 ton. (cosa che si scopre ora..). Bene ha dunque fatto la Provincia di Parma ad avviare una nuova procedura di VIA trattando l’istanza di IREN come una ordinaria richiesta di potenziamento che poteva essere presentata a prescindere dallo Sblocca Italia.

    Quanto ai rifiuti da fuori, premesso che non è stato ancora redatto l’elenco degli impianti strategici da utilizzare per il fabbisogno nazionale, l’art.35 recita: “non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorita’ di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilita’ residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni”.

    Da qui l’importanza di approvare al più presto il piano regionale. E di non aumentare la capacità di smaltimento di quelli esistenti, capacità sulle quali sono stati elaborati e tarati i documenti preliminari del piano e i relativi flussi di rifiuti. Mantenendo il limite a 130.000 ton., con i rifiuti di Reggio Emilia (e in prospettiva di Piacenza) si andrebbe tranquillamente a saturare la capacità di smaltimento del termovalorizzatore di Parma rendendo impossibile ulteriori apporti da fuori. E avendo comunque benefici sulla tariffa. E qui passo all’altro argomento che emerge dai commenti

    LE TARIFFE
    Una critica di segno opposto, che si associa all’accusa di grillismo strisciante (!), è quella secondo la quale il PD dovrebbe essere a favore del potenziamento dell’inceneritore per avere benefici sulla tariffa, posto che l’inceneritore non inquina e che 65.000 ton. in più o in meno non cambierebbero niente. Se ci fosse un reale inquinamento ARPA sarebbe già intervenuta, altri sono i problemi ambientali, così si sostiene. Detto che 65.000 ton. da fuori significano migliaia di camion e un incremento proporzionale dei fattori emissivi in un’area che presenta pessimi valori di qualità dell’aria, veniamo alla tariffa.

    La prima cosa da evidenziare è che il costo dello smaltimento dei rifiuti urbani al termovalorizzatore (attualmente di 154 €/ton.) rappresenta meno del 15% del costo complessivo del servizio e dunque della TARI (altissima) che siamo tenuti a pagare come cittadini. Molto di più pesano i costi della raccolta differenziata (43%) e perfino lo spazzamento e la pulizia delle strade (17%), oggi sempre più necessario con il sistema di raccolta domiciliare. Riduzioni (auspicabili) della tariffa di smaltimento, anche in previsione del progressivo ridursi del rifiuto indifferenziato, incidono relativamente poco sulla tariffa complessiva.

    In ogni caso la riduzione del costo di smaltimento resta un obiettivo da perseguire. Già con 130.000 ton., ATERSIR, l’agenzia regionale di controllo, prevede per il 2015 un costo di smaltimento inferiore a 150 €/ton. nel 2015 e a 140 €/ton. nel 2016 per effetto del nuovo metodo di calcolo della tariffa approvato dalla Regione (che scorpora in toto i proventi derivanti dalla produzione di energia) e del progressivo ammortamento dell’impianto.

    Lo Sblocca Italia, per l’utilizzo di rifiuti di provenienza extra-regionale, prevede un contributo a carico delle multiutility, di 20 € per ton., contributo che viene versato alla Regione (non ai Comuni) e che è vincolato “alla prevenzione della produzione dei rifiuti, all’incentivazione della raccolta differenziata, a interventi di bonifica ambientale e al contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani”.

    Come PD di Parma riteniamo che la riequilibrazione tariffaria, tra province virtuose sul piano della raccolta differenziata e della dotazione di impianti di smaltimento, si possa fare con una nuova legge regionale che penalizzi il conferimento in discarica e premi, sia sul piano tariffario che degli investimenti sulla qualità dell’aria, i territori che ospitano gli impianti di termovalorizzazione. Ed è questo che si chiede con la mozione approvata dalla direzione provinciale.

    Riteniamo anche che una vera riduzione delle tariffe possa venire solo da una riorganizzazione del servizio di raccolta e della realizzazione di impianti per lo smaltimento e il recupero delle frazioni differenziate, frazioni che in termini quantitativi sono ormai comparabili se non superiori ai volumi dell’indifferenziato. Lo smaltimento dell’organico nell’impianto di compostaggio di Carpi (altro flusso extra-provinciale) ci costa 111 € / ton. per una produzione (in crescita) di 17.000 ton. solo per il Comune di Parma (per raffronto: i rifiuti indifferenziati conferiti al termovalorizzatore sono 28.000 ton.).

    In provincia di Parma, dopo l’esperienza fallita di Malcantone, non ci sono impianti di compostaggio in esercizio. Noi proponiamo che quell’impianto venga riaperto, adeguandolo e potenziandolo, anche attraverso l’inserimento di un recupero energetico mediante produzione di biogas. Pagheremmo meno lo smaltimento dell’organico e ridurremmo gli impatti ambientali del servizio.

    Bref: del potenziamento dell’impianto di Ugozzolo non abbiamo nessun bisogno, né a livello provinciale né a livello regionale, a maggiore ragione se l’obiettivo è quello di andare ad una progressiva dismissione degli impianti di incenerimento. Abbiamo invece bisogno, e rapidamente, di un nuovo quadro legislativo e di pianificazione regionale e di una riorganizzazione complessiva del sistema di raccolta, sia per abbassare le tariffe che per migliorare le prestazioni del servizio, migliorando al contempo la qualità della vita degli utenti e il decoro della città. E abbiamo bisogno di una Multiutility che non insegua logiche di mero profitto, ma risponda a chi in teoria ne controlla la proprietà e ne garantisce i ricavi: i cittadini/utenti e, in loro rappresentanza, i sindaci dei Comuni soci.

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