Parma, Politica nazionale

Quelli della trasparenza e dei curriculum – L’opaca vicenda del direttore del Regio di Parma

TTeatro-Regio-di-Parmarasparenza, competenza, curriculum. Questi i principi con i quali si erano presentati i grillini di Parma e che avrebbero dovuto guidare tutte le nomine del Comune. Nella realtà Pizzarotti e c. hanno scelto e praticato tutt’altra strada.

La vicenda della nomina del direttore del Teatro Regio è emblematica. A settembre la Fondazione Teatro Regio, di cui Pizzarotti è presidente, emana un bando, una manifestazione di interesse per il nuovo direttore a seguito delle dimissioni di Carlo Fontana. Partecipano in trenta da tutt’Italia, molti con esperienza e profili di valore internazionale.

Viene istituita una commissione di valutazione formata da professionisti del settore e presieduta dal soprintendente della Fenice di Venezia. La Commissione lavora, dopo una serie di sedute individua una rosa di sette nominativi che sottopone al CdA della Fondazione, ovvero a Pizzarotti e alla sua fidata assessore Ferraris. Ma qui tutto si incarta. Evidentemente nei sette non c’è il nome che il binomio Pizzarotti-Ferraris si aspettava.

Seguono varie sedute del CdA, escono indiscrezioni su screzi e pressioni politiche sulla Commissione da parte della Ferraris, subito seguite da smentite indignate. I verbali dei CdA richiesti dai consiglieri di minoranza, vengono tenuti chiusi nei cassetti perché la procedura di selezione è ancora in corso e ci potrebbe essere turbativa.

Arriva Natale, poi capodanno, Fontana se ne va, il teatro è senza guida, entro il 31 gennaio bisogna presentare il progetto artistico triennale al Ministero per accedere ai fondi per lo spettacolo. Progetto che doveva essere prodotto dai candidati selezionati dalla Commissione e scelto insieme alla figura del direttore.

Tutto tace, finché a metà gennaio arriva una laconica nota a tutti i partecipanti, a firma del responsabile del personale del Teatro Regio, in cui si dice che il bando è annullato senza alcuna spiegazione o motivazione. Qualche giorno dopo Pizzarotti e la Ferraris si presentano alla stampa con due nuove nomine al posto di una. Una nuova direttrice sconosciuta agli addetti con esperienze nel campo dell’incoming turistico culturale; e una consulente di maggiore e riconosciuta competenza per lo ‘sviluppo artistico’. Nessuna di queste due persone aveva partecipato al bando, una, la direttrice, probabilmente non avrebbe nemmeno avuto i requisiti. Nel frattempo al Ministero viene presentato un progetto redatto non si sa bene da chi, di certo non dalla nuova direzione.

Cinque mesi per arrivare ad una nomina diretta discutibile mandando all’aria un bando pubblico. Come spiega bene Carmelo Di Gennaro, uno dei 7 candidati individuati dalla selezione, ecco serviti trasparenza e curriculum ai tempi di Pizzarotti.

 

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