• Il giorno della memoria – Per non voltarsi indietro davanti all’enormità

    by  • 27/01/2015 • Lavoro e Società

    Primo Levi

    Primo Levi

    Dalla prefazione de I sommersi e i salvati di Primo Levi:

    “Molti sopravvissuti ricordano che le SS si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri – In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei lager saremo noi a dettarla -.
    Curiosamente questo stesso pensiero ( se anche raccontassimo non saremmo creduti) affiorava in forma di sogno notturno dalla disperazione dei prigionieri. Quasi tutti i reduci, a voce o nelle loro memorie scritte, ricordano un sogno che ricorreva spesso nelle notti di prigionia, vario nei particolari ma unico nella sostanza: di essere tornati a casa, di raccontare con passione e sollievo le loro sofferenze passate rivolgendosi ad una persona cara e di non essere creduti, anzi, neppure ascoltati. Nella forma più tipica e più crudele, l’interlocutore si voltava e se ne andava in silenzio”.
    Grazie a persone come Primo Levi non andò proprio cosí. Ma più passa il tempo più il rischio è alto non tanto di dimenticare, ma di smettere di credere che quella enormità indicibile sia accaduta davvero nel cuore dell’Europa e possa ancora succedere. Il giorno della memoria serve proprio a questo. A non voltarsi indietro davanti all’idea che quell’enormità, se taciuta e rimossa, potrebbe di nuovo ripetersi.

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