Ambiente e Rifiuti, Parma

Vedelago: fallimento di una società o di un modello?

VedelagoAi tempi della campagna elettorale per il Comune di Parma (2012), il centro riciclo di Vedelago (TV) era una sorta di totem, citato in continuazione dal Comitato Corretta Gestioni Rifiuti e dai 5 stelle, la prova provata che si poteva fare a meno dell’inceneritore, che i rifiuti, per dirla con il titolo del recente libro di Marco Boschini e Ezio Orzes, non esistono. Vedelago era diventata una meta di pellegrinaggio dove si poteva vedere con i propri occhi il processo in grado di garantire il completo riciclo dei rifiuti e, dunque, in grado di rottamare l’inceneritore. Poco importava che l’impianto trattasse solo le frazioni secche provenienti dalla raccolta differenziata (e quindi non tutti i rifiuti) e gestisse quantitativi giornalieri limitati. Vedelago era il modello da seguire che dimostrava l’inutilità di discariche ed inceneritori.

Purtroppo è’ notizia di questi giorni che la società che gestiva l’impianto di Vedelago, dopo un periodo di crisi in cui aveva lasciato a casa la metà dei suoi 30 dipendenti, è fallita travolta da decine di milioni di euro di debiti. Ora io non sono tra quelli che intendono giocare con le parole e che vedono nel fallimento della società il fallimento di un modello. Bisogna tenere separati il destino di chi gestisce l’impianto dall’attività che vi viene svolta, attività che infatti prosegue, seppure in forma ridotta, sotto la guida di una nuova società subentrata a quella fallita.

L’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti e di recuperare quanta più materia possibile rendendo residuale il ricorso all’incenerimento rimane la strada maestra da seguire, per ragioni di sostenibilità ambientale e, sembrerà qui paradossale, di convenienza economica, come ben spiega Alberto Bellini. Impianti come quello di Vedelago, se ben gestiti, costituiscono tasselli di una articolata filiera di riciclaggio e recupero che deve essere consolidata e ulteriormente potenziata. Non si arriverà mai a rifiuti zero (neanche la natura ci riesce su scale temporali storiche) ma ci si può e ci si deve arrivare molto vicino, agendo innanzitutto alla fonte.

Quello che semmai insegna la vicenda di Vedelago è che di fronte a questioni complesse i miracoli, ovvero le soluzioni facili, uniche ed immediate, non esistono. La transizione verso un’economia circolare capace di riutilizzare quasi tutta la materia che processa e di superare l’incenerimento non è una cosa che s’improvvisa e che si fa dalla sera alla mattina. E non è certo attraverso una singola tecnologia impiantistica che la si può attuare. E’ appunto una transizione, qualcosa che richiede tempo, investimenti, sviluppo tecnologico, miglioramenti organizzativi e gestionali, cambi di stili di vita, di modalità di produzione e di consumo. Quello che sempre abbiamo sostenuto fin dai tempi delle primarie per il Comune di Parma.

Allora, nel 2012, prevalse la promessa del miracolo: la chiusura dell’inceneritore e la replica dell’impianto di Vedelago, a cui si tentò di dare attuazione dopo le elezioni con un improbabile bando poi finito nel dimenticatoio. Abbiamo visto come sono finite entrambe le cose. Chissà che questo non serva a distinguere, la prossima volta, chi spaccia in giro soluzioni miracolose e promesse a buon mercato, pur sapendo di non poterle mantenere.

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