• Una Regione a consumo netto di suolo zero

    by  • 17/11/2014 • Emilia Romagna, Politica nazionale, Sostenibilità e Green Economy, Suolo e Paesaggio

    Parma - Accordo di programma per area commercialeLa Regione Emilia Romagna, se vuole cogliere la sollecitazione del premier Renzi e avviare una nuova stagione urbanistica che sappia coniugare tutela del territorio e rigenerazione urbana, deve fare propri gli obiettivi comunitari già applicati dai paesi europei più avanzati. Con il settimo programma di azione ambientale l’Unione Europea ha infatti stabilito l’obiettivo del consumo netto di suolo zero, obiettivo che rientra nella strategia per l’uso efficiente delle risorse, uno dei pilastri su cui la UE vuole fondare il rilancio della crescita.

    Consumo netto di suolo zero non significa congelare l’infrastruttura urbana impedendo in assoluto di occupare nuovo territorio. L’occupazione di spazi liberi rimane consentita laddove ve ne sia necessità, purché questo avvenga a saldo zero, de-sigillando o ripristinando ad usi agricoli o seminaturali aree di pari superficie in precedenza urbanizzate e impermeabilizzate. Ad esempio convertendo a verde parcheggi e piazzali inutilizzati, demolendo capannoni abbandonati o de-localizzando insediamenti ubicati in zone esondabili e a rischio. Questo deve essere fatto preventivamente al nuovo intervento e deve valere sia per le nuove urbanizzazione che per le opere infrastrutturali, uno dei principali fattori di impermeabilizzazione del suolo (dati ISPRA).

    L’obiettivo che si pone l’Unione è duplice: da un lato tutelare una risorsa scarsa e non rinnovabile come il suolo agricolo preservando le sue fondamentali funzioni di regolazione idraulica e climatica; dall’altro orientare il mercato immobiliare verso la rigenerazione urbana e la riqualificazione energetica e sismica degli edifici, la vera grande opera, insieme al riassetto idrogeologico, su cui puntare per rilanciare l’economia del settore e mettere in sicurezza le nostre case e città. Una grande opera urgente che, oltre a migliorare la qualità abitativa, porterebbe concreti benefici economici alle famiglie grazie alla riduzione dei costi delle bollette energetiche (ben più alti di TASI e IMU!) e alla rivalutazione del patrimonio immobiliare.

    Qua non si tratta di frenare lo sviluppo, come qualcuno ancora fermo al secolo scorso vorrebbe fare credere, ma piuttosto di rilanciarlo sotto forme nuove, al passo con le sfide economiche, climatiche ed energetiche del terzo millennio. Se si vuole davvero cambiare verso in materia di urbanistica e gestione del territorio, occorre rottamare definitivamente un modello che anche in Emilia Romagna ha prodotto più costi che benefici, come le cronache di questi giorni stanno a dimostrare.

    Lo sanno bene regioni e città tedesche che hanno già fatto proprio l’obiettivo europeo anticipandone l’applicazione. Dopo 15 anni a inseguire più il Veneto che la Germania, è ora che la Regione Emilia Romagna torni a primeggiare in Europa anche in questo campo.

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