• Un territorio in dissesto – La Regione deve riorganizzare la difesa del suolo

    by  • 13/11/2014 • Emilia Romagna, Politica nazionale, Suolo e Paesaggio

    Le cronache di questi giorni sul dissesto idrogeologico generalizzato che ha colpito il paese e la regione Emilia Romagna richiedono una pronta risposta sul piano politico da parte del governo e della stessa Regione. Questa risposta deve avvenire sia dal lato delle risorse che della riorganizzazione delle competenze e delle strutture di intervento. La nuova amministrazione regionale dovrà investire di più sulla prevenzione e il riassetto idrogeologico facendone la principale priorità di investimento in materia di opere pubbliche. Ma dovrà anche mettere mano alle strutture operative e ai vari livelli di competenza connessi con la difesa del suolo.

    Provinciale per Bosco di Corniglio - Foto di Stefano Castagnetti

    Provinciale per Bosco di Corniglio – Foto di Stefano Castagnetti

    Con lo smantellamento delle Province sia in termini di risorse che di funzioni (un errore di cui pagheremo a lungo le conseguenze) si è perso un indispensabile livello di coordinamento territoriale e si è creato un vuoto operativo per quanto riguarda gli interventi di riassetto e prevenzione del dissesto a difesa di infrastrutture fondamentali come le strade provinciali. In provincia di Parma le sole frane del 2013 hanno interrotto 7 strade provinciali provocando danni per 18 milioni di euro, danni per cui allo stato attuale non esistono stanziamenti. L’evento alluvionale di ottobre e quelli di questi giorni hanno innescato nuove frane nel territorio montano causando ulteriori interruzioni e danni alla rete stradale provinciale che vanno ad aggiungersi al conto non ancora saldato del 2013.

    Il cambiamento climatico in atto porta a prevedere che eventi meteorici come quelli delle scorse settimane non saranno più l’eccezione ma la regola. Se non si trovano i fondi per prevenire e ripristinare i danni da frana e da alluvione e garantire la manutenzione e la percorribilità delle strade, il rischio concreto è che in pochi anni si debba abbandonare a sé stesso più di un terzo del territorio regionale, con buona pace delle politiche e delle leggi per lo “sviluppo” della montagna.

    Cosa fare quindi? Il vuoto lasciato dalla disarticolazione e svuotamento delle Province deve essere rapidamente colmato con una riorganizzazione e potenziamento dei servizi regionali periferici che si occupano della difesa del suolo accorpando funzioni, personale e competenze fino ad oggi della Provincia all’interno dei Servizi Tecnici di Bacino. Si tratta di ricostituire, sotto forme nuove e alle dipendenze della Regione, l’ex genio civile attribuendo ad un unico soggetto operativo le competenze in materia di difesa idraulica, difesa dei versanti e gestione delle strade provinciali.

    A questi servizi tecnici così potenziati e riorganizzati vanno poi attribuite adeguate risorse per opere di prevenzione e ripristino. Nel solo territorio di Parma, quello con il più alto indice di dissesto nella Regione, l’amministrazione provinciale aveva stimato nel 2012 un fabbisogno di intervento di 300 milioni di euro di cui 64 per opere di assoluta priorità come la cassa di espansione del torrente Baganza. Sono questi gli ordini di grandezza in gioco anche per le altre province.

    Strada provinciale per Berceto - Foto di Stefano Castagnetti

    Strada provinciale per Berceto – Foto di Stefano Castagnetti

    Dove trovare le risorse? Una parte di queste risorse potrà venire dal Governo con i 2 miliardi di euro di recente stanziati per Italiasicura. Un’altra dovrà venire dal bilancio della Regione: per fare questo la prossima giunta regionale deve cambiare, rispetto al passato, l’ordine di priorità degli investimenti in opere pubbliche mettendo al primo posto la difesa del suolo e la manutenzione della rete stradale esistente e rivedendo progetti di nuove strade e autostrade di dubbia utilità e sicuro costo. Occorre poi avere il coraggio di assicurare una fonte di gettito costante su cui impostare la programmazione degli interventi attraverso, ad esempio, una revisione dell’addizionale regionale sul bollo auto o degli oneri di escavazione, entrambi tra i più bassi a livello nazionale.

    In gioco non c’è solo la sicurezza idraulica delle città e dei territori di pianura. C’è il mantenimento di un intero territorio, quello montano, che rischia letteralmente di franare a valle ed essere definitivamente abbandonato da chi ancora, con coraggio e difficoltà crescenti, continua a viverci, a lavorarci e a presidiarlo.

    Commenti

    commenti