Emilia Romagna, Politica nazionale

Pavidi alle primarie

Bonaccini-Richetti-640Le primarie del PD per il presidente dell’Emilia Romagna assomigliano sempre più alla drole de guerre, i 9 mesi in cui Inghilterra e Francia, dopo avere dichiarato guerra alla Germania, non fecero praticamente nulla, finché i tedeschi, che nel frattempo si erano organizzati, non decisero di prendere loro l’iniziativa con i risultati che ben sappiamo.

Oggi non parliamo di guerra, ma di primarie: un confronto trasparente e democratico per fare decidere agli elettori chi nel centrosinistra si candiderà alla guida della Regione Emilia Romagna. Quello stesso confronto democratico che sta alla base del PD e che ha consentito a Renzi dapprima di diventare sindaco di Firenze e poi segretario nazionale del partito democratico.

A differenza di Renzi, i due candidati favoriti, Bonaccini e Richetti, buttatisi nella mischia dopo mesi di tentennamenti e tatticismi, appaiono paralizzati e spaventati, non si muovono, rimandano incontri, presentazioni di programmi. Indecisi e impauriti continuano a guardare a Roma, a Renzi, in attesa di qualche segnale, di una decisione che li sollevi da un peso che evidentemente non hanno la forza di portare.

Sotto sotto, pur di sottrarsi al confronto e al rischio di perdere, sperano, quasi invocano una soluzione calata dall’alto, che sia il briscolone Del Rio o un ritiro guidato da Roma di uno dei due contendenti verso incarichi nazionali imprescindibili che consentano di salvare la faccia. Obiettivo, palese fin dal primo minuto, evitare le primarie o vincere facile.

Certo è che se questa è la determinazione e il coraggio dei due giovani rampanti Richetti e Bonaccini c’è davvero da preoccuparsi se mai uno dei due dovesse andare alla guida della Regione: come può gente che non ha l’autonomia e il coraggio di mettersi all’esame dei propri elettori affrontare poi una campagna elettorale vera e governare, si spera, un ente complesso come la Regione?

In questa gara del gambero, l’unico che tiene la barra dritta, che non ha paura del giudizio degli elettori, che ha sempre chiesto e voluto il confronto delle primarie perché crede, più che nei tatticismi e nelle consorterie, nella forza delle proprie idee e della propria proposta è Roberto Balzani. Perché questo è il punto: chi ha un disegno, chi crede in una vera proposta politica, chi è libero e autonomo, non ha paura di mettersi in gioco. Anche se perde avrà comunque portato più avanti le propri idee. Chi invece non ha altro che la propria ambizione e carriera politica da mettere in gioco è chiaro che teme il vero confronto e non può permettersi di perdere.

Credo che anche e soprattutto da queste cose si vede chi è ‘fit to govern‘, chi davvero ha la caratura e lo spessore per guidare una Regione. E Roberto Balzani ce l’ha sia sul piano culturale e politico, su cui non c’è confronto con gli altri candidati, che su quello della determinazione e del coraggio. E’ l’unico che incarna davvero lo spirito con cui Renzi ha affrontato le proprie sfide mettendoci la faccia, rischiando di suo senza rete. Non basta infatti dirsi renziani, della prima o seconda ora non importa, per darsi qualcosa che non si ha.

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