Emilia Romagna, Politica nazionale

Lo spauracchio delle primarie e la sindrome da caminetto

primarie-pdLe primarie sono elemento costitutivo e distintivo del PD. Sono lo strumento che, dando voce agli elettori, ha reso contendibili le cariche di partito e di governo rendendo possibile l’affermazione di una nuova classe di amministratori e dello stesso premier e segretario Matteo Renzi.

Lo statuto del PD Emilia Romagna stabilisce inequivocabilmente che i candidati alla carica di Sindaco e di Presidente della Regione vengono selezionati con il metodo delle primarie. Per le assemblee rappresentative, come il Consiglio regionale, “la selezione delle candidature avviene ad ogni livello con il metodo delle primarie, ovvero con altre forme di ampia consultazione democratica”.

Eppure nonostante le primarie siano espressamente previste dallo statuto e siano alla base dell’attuale rilancio e rinnovamento del PD, ad ogni appuntamento elettorale c’è sempre qualcuno che cerca di rimetterle in discussione, di limitarne l’apertura e l’ambito di applicazione, nel tentativo di difendere lo status quo e le decisioni prese nelle solite stanze.

Per le primarie del presidente della Regione si è provato a ridurre la platea dei possibili candidati PD inventandosi le primarie di coalizione. In pratica un trucco per innalzare le soglie di raccolta firme di chi intende partecipare e ridurre così la contesa nel PD a sole due persone. Quando il giochetto è stato reso pubblico da potenziali candidati alla presidenza regionale si è fatta marcia indietro applicando alle primarie di coalizione le soglie molto più basse previste per le primarie di partito.

E’ rimasta però in piedi la “coalizione” come se dal 2009 ad oggi non fosse cambiato lo scenario del centro sinistra. Una coalizione, diciamo così, un po’ asimmetrica, con il PD che alle ultime europee ha preso il 52,5 % e gli altri partiti (Centro Democratico, Scelta Civica, IDV, Verdi e PSI) che tutti insieme, al netto del PSI, non hanno raggiunto il 2%. Con tutto il rispetto per la storia e la tradizione di alcuni di questi partiti è evidente che il candidato alla presidenza della Regione Emilia Romagna non potrà che essere espresso dal PD. Sono i numeri a dirlo.

A cosa serve dunque questa “coalizione” che poteva benissimo essere fatta dopo le primarie, una volta individuato il candidato PD alla presidenza? Dal punto di vista dei solerti cucinieri del caminetto ad un solo scopo: evitare che si facciano le primarie anche per i candidati al consiglio regionale. Il ragionamento che viene propinato come plausibile e auto evidente è il seguente: se le primarie per il candidato presidente sono primarie di coalizione lo stesso giorno non potranno tenersi primarie di partito.

E infatti ecco che puntuale viene inserito, nel regolamento approvato il 12 agosto dalla “coalizione”, un comma ad partitum che stabilisce che “non si possono tenere nello stesso giorno primarie organizzate da partiti del centro-sinistra” ben sapendo che due primarie a distanza di breve tempo sono difficili da organizzare e rischiano di essere disertate dagli elettori. Sorvolando sull’ipocrisia della formulazione, è evidente che la sindrome da caminetto per chi tira ancora le file negli organi del partito è dura a passare. Questo porta a pensare che la fase della rottamazione, soprattutto quella dei metodi di gestione interna delle decisioni, è stata archiviata troppo in fretta.

Perché il processo non rimanga a metà strada e la sindrome non torni a essere contagio, c’è bisogno che la base degli iscritti e degli elettori a favore del rinnovamento, che hanno dimostrato a più riprese di essere la stragrande maggioranza dentro il PD, si organizzi e faccia sentire forte la sua voce pretendendo che venga rispettato lo statuto per la selezione dei consiglieri regionali e contribuendo poi alla elezione di un presidente della Regione che rappresenti un chiaro e deciso segno di discontinuità con i metodi e le logiche di potere del passato.

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