Emilia Romagna

Alle regionali io sto con Balzani

Riporto il documento con cui Roberto Balzani ha lanciato la sua candidatura alle primarie PD per il presidente della Regione. Balzani, ordinario di storia all’Università di Bologna, è sindaco uscente di Forlì dove ha portato avanti battaglie vere sul consumo di suolo e i rifiuti, la semplificazione amministrativa, la gestione diretta dei pubblici servizi, l’autonomia della programmazione pubblica dai centri consolidati di potere. La sua esperienza di sindaco l’ha raccontata in un bel saggio edito da Il Mulino: Cinque anni di solitudine – Memorie inutili di un sindaco. Il fuoco di sbarramento (per essere soft) che è subito partito da parte di alcuni esponenti di “peso” del PD dimostra che sta colpendo nel segno.

 

Per una nuova Regione

di Roberto Balzani

Balzani_RobertoLe condizioni d’incertezza che caratterizzano la vicenda delle candidature per la Presidenza della Regione nel centro-sinistra rischiano di esaurire, agli occhi dell’opinione pubblica, un momento cruciale per la vita della Emilia-Romagna in un balletto di posizioni e di personalità del tutto privo di contenuti. Per questo motivo, per contribuire alla chiarezza di tutti, mi dichiaro pronto a partecipare alle primarie, se esse ovviamente saranno plausibili e aperte.

In quale prospettiva e con quali idee? La prospettiva è quella della ricostituzione di un saldo quadro di riferimento dopo l’esaurimento storico del “modello emiliano”, che supportò positivamente la crescita della Regione in una congiuntura segnata da indicatori del tutto diversi dei nostri: alti tassi di sviluppo, coesione sociale, ampia possibilità di spesa degli enti locali.

Alcuni elementi di questo nuovo quadro di riferimento sono già ben visibili: il tema ambientale, e quindi la spinta verso un’economia fondata sul riuso degli spazi urbani, sul recupero di materia, sul ricompattamento delle nostre comunità, sulle tecnologie del risparmio energetico.

Il tema del freno da porre al consumo dei nostri suoli (anche in funzione della preservazione della nostra forte base agricola), assecondando e sostenendo la riconversione che il settore edilizio sta già sperimentando forzosamente sull’onda della crisi. Per non dire della scelta strutturale in favore del ferro, autentica potenziale cerniera regionale invocata da un intero popolo di lavoratori pendolari.

Il ridisegno delle funzioni di comuni/unioni, città metropolitana, aree vaste o neo-province: con un ritorno, per la Regione, a compiti di lettura e di organizzazione territoriale, visto il fallimento tanto della burocratizzazione spinta degli ultimi lustri, quanto della negoziazione estenuata (e spesso improduttiva) con città e contesti locali.

La questione del rapporto con l’Università e la ricerca universitaria, cruciale per impiegare bene le risorse a disposizione in un segmento decisivo per la crescita: un terreno che deve vedere coesa, ben collegata e perfettamente informata – costruendo un apposito benchmark di riferimento – l’intera classe dirigente regionale. Per non parlare, a proposito della base culturale, della connessione forte fra patrimonio storico-artistico, paesaggio e valorizzazione territoriale: un’opportunità incredibile per le nostre unioni di comuni.

Lo sfoltimento dell’impalcatura spesso ipertrofica di società pubbliche dagli obiettivi sfuggenti e dai costi insostenibili: questo vale a tutti i livelli, ovviamente, e fa parte del ridisegno della “macchina” regionale.

La riprofilatura per funzione degli incarichi di Giunta: immaginare un Assessorato totalmente dedicato ai Fondi europei e all’internazionalizzazione, da mettere a disposizione dei territori, potrebbe ben indicare un cambio di rotta rispetto a formazioni ancora ricalcate sulle competenze classiche degli enti locali. In tal modo, la definizione di Emilia Romagna come regione d’Europa acquisterebbe una definitiva consistenza.

Infine, l’esigenza di rileggere il sistema socio-sanitario in profondità, a partire da un’analisi delle performances conseguite rispetto agli obiettivi (un libro bianco da redigere entro sei mesi dall’inizio del mandato) e dalle definizione di un nuovo progetto collettivo, da proporre sulla scorta della discussione generata dal libro bianco.

Il metodo mi preme sottolineare: analisi accurata dell’esistente, proposte/progetti, decisioni razionali, naturalmente previo largo confronto. Trasparenza, quindi, al posto delle opacità della negoziazione informale, frutto spesso di una debolezza formativa dell’attore politico; e coinvolgimento delle competenze, interne all’Ente o esterne, se necessario, ma sempre sulla base di disegni mirati e specifici, mai generici.

L’obiettivo è quello di contribuire al rafforzamento di un’opinione pubblica informata, di una cittadinanza matura, di una piena leggibilità degli attori e degli interessi legittimi in gioco.

Non sono che poche riflessioni, alle quali altre seguiranno, nelle prossime settimane. Mi auguro che esse possano divenire patrimonio dell’intero centro-sinistra, e tali da creare un autentico progetto collettivo, naturalmente insieme con altri punti di vista.

Chi fosse interessato a condividere questa avventura, a suggerire piste, a contestare impostazioni, può contattare me e i miei sostenitori attraverso l’e-mail iostoconbalzani@gmail.com oppure sulla mia pagina pubblica di Fb www.facebook.com/balzanisindaco

 

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