• Dal Friuli all’Emilia, piccoli Comuni crescono

    by  • 22/05/2014 • Europa, Uncategorized

    unione

    Da Staranzano, in provincia di Gorizia, a Castel San Giovanni, nel piacentino, corrono più di 380 chilometri. Sono i due estremi della circoscrizione nord-est e della mia campagna elettorale per le europee del 25 maggio. Due estremi che si toccano, perché sia a Staranzano che a Castel San Giovanni ho incontrato persone che mi hanno parlato degli stessi problemi e che hanno la medesima determinazione nel volerli affrontare. Sono i problemi dei piccoli Comuni che, lo dico alla buona, fanno fatica a stare nei conti e a portare avanti politiche di sostenibilità che pure giudicano necessarie.

    C’è una voglia diffusa di Europa. Soprattutto tra chi amministra le comunità. Perché si è capito che dall’Europa sono arrivate e si sono affermate molte delle buone pratiche che stanno cambiando in meglio il nostro Paese. E c’è il desiderio, a Staranzano come a Castel San Giovanni, di superare una visione chiusa dello stare insieme. Insomma si sta cercando di andare oltre il campanile perché come ha detto Roberto Miotti candidato sindaco di Pecorara, un piccolo paese della Val Tidone, la sensazione è che con l’unione dei Comuni si possa programmare un futuro migliore per tutti. Sia a Staranzano che a Pecorara ci hanno provato e non ci sono ancora riusciti. Succederà e i campanili resteranno in piedi con fondamenta più salde. Soprattutto per merito di questi coraggiosi e illuminati amministratori del Pd.

    Certamente il patto dei sindaci e le politiche di area vasta che cominciano a fare capolino nei nostri territori porteranno risultati nella gestione con migliori servizi, contenimento e ottimizzazione della spesa, eliminazione degli sprechi. Ma porteranno anche occasioni che da soli i singoli Comuni, soprattutto quelli di dimensioni più piccole, non potrebbero mai cogliere. Perché progettare per ricevere fondi (ad esempio quelli europei) è complesso e costoso. Ed è rassicurante osservare che a certe conclusioni gli amministratori più accorti ci sono arrivati da soli, forse perché hanno constatato che non serve avere un insediamento artigiano per ogni paese, ma che attraverso accordi comuni e una programmazione accorta è sufficiente crearne uno che funziona per tutti al posto di tanti inoperosi.

    Questo è il mio penultimo post di campagna elettorale. Alla mezzanotte di domani scatterà il silenzio fino a tutto il giorno del voto. Volevo lasciarvi suggerendovi una lettura che può essere molto utile per capire quale può essere il nostro apporto di cittadini alla sostenibilità della vita quotidiana. È il libro di Andrea Segrè Vivevere a spreco zero. Ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata a Bologna, Segrè ha saputo tracciare il nuovo orizzonte che lega ecologia e economia. Per vivere tutti meglio.

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