Europa

Più Europa per affrontare il fenomeno degli sbarchi

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Gil Arias Fernandez è il vice direttore di Frontex, l’agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. Due giorni fa ha dichiarato che nei primi 4 mesi di quest’anno gli arrivi di migranti verso il nostro Paese sono aumentati dell’823%. I numeri dicono 25.650 arrivi in Sicilia e 660 in Puglia a Calabria.

Arial Fernandez ha poi aggiunto che i fondi di Frontex per il 2014 sono più bassi rispetto all’anno precedente e che la Commissione UE ha negato la concessione di una riserva extra-budget all’agenzia.

Dico subito che l’Europa deve ancora affrontare il problema della gestione degli sbarchi e più in generale della pressione esercitata sulle frontiere continentali dalle migliaia di persone che lasciano i Paesi d’origine per cercare pace e lavoro da noi. Una politica comune di fatto non esiste. Va creata ed è uno dei compiti della prossima legislatura.

Frontex e Eurosur non bastano
Frontex coordina la cooperazione fra gli Stati UE. Si occupa di operazioni comuni di rimpatrio dei clandestini. Dispone di un gruppo di intervento rapido, ma ha un bilancio di 86 milioni di euro che non è adeguato ad affrontare un’emergenza migranti destinata ad aggravarsi nei prossimi anni. Eurosur è il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere. Attraverso lo scambio tempestivo di informazioni e impegno coordinato tra gli organismi nazionali e quelli europei, Eurosur punta a salvare vite umane: quelle dei disperati che viaggiano su imbarcazioni insicure attraverso il Mediterraneo.19 dei 35 milioni di euro che servono a finanziarlo arrivano da Frontex.

L’Europa non ci lascia soli
Ieri sera ho partecipato ad un incontro del Movimento Federalista Europeo assieme al sindaco di Forlì Roberto Balzani e allo scrittore Michele Ballerin. Balzani ha detto una cosa sacrosanta: «Quando Alfano attacca l’Europa sugli sbarchi di immigrati, dice una cosa retorica perché sa che l’Europa non ha nessun trattato sul punto e quindi non possuamo aspettarci risposte da chi non ha poteri di intervento». Quindi non è vero che l’Europa ci lascia soli, concetto volgare e infondato che viene diffuso purtroppo anche dai media. È vero che il processo d’integrazione europeo non è compiuto e che per questa ragione non si è ancora riusciti ad affrontare molti problemi, tra cui l’immigrazione, con la dovuta decisione e con una politica comune. Perché in Europa c’è ancora poca politica. Dobbiamo rimediare con il voto del 25 maggio che è fondamentale per avviare una nuova fase. Solo in questo modo avremo più Europa anche per affrontare l’emergenza sbarchi.

L’Italia non è invasa
E’ vero che siamo invasi? No. In Italia solo una persona su mille è un rifugiato, impossibile sentirsi invasi. Ce ne sono ben di più negli altri Paesi europei. L’UNHCR dice che “attualmente i rifugiati in Italia sono 58mila e nel 2011 nel Paese sono state presentate oltre 34mila domande d’asilo. Per quanto riguarda il numero di rifugiati, l’Italia presenta cifre contenute rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea, in termini sia assoluti che relativi. A titolo di comparazione, la Germania accoglie quasi 600 mila rifugiati, il Regno Unito e la Francia circa 200 mila, la Svezia e i Paesi Bassi rispettivamente 85 mila e 75 mila. In Francia, Paesi Bassi e Regno Unito i rifugiati sono tra i 3 e i 4 ogni 1.000 abitanti, in Germania oltre 7, in Svezia oltre 9, mentre in Italia meno di 1 ogni 1.000 abitanti”. Se guardiamo a Paesi in altre aree del mondo scopriamo che quello dei rifugiati è un problema globale. Un milione e seicentomila afgani sono rifugiati in Pakistan, oltre 500 mila siriani sono rifugiati in Giordania, che ha concesso l’asilo politico benché il reddito pro capite giordano sia un settimo di quello francese. Complessivamente secondo l’UNHCR i Paesi in via di sviluppo ospitano l’81% dei rifugiati di tutto il mondo, con un netto aumento rispetto al 70% di un decennio fa. Ribadisco, serve avviare una fase nuova in Europa per dare risposte comuni al problema dei rifugiati. Da sola l’Italia non potrà che affrontare il problema come ha fatto finora, con misure inadeguate, in molti casi inumane e improvvisate, che hanno per giunta messo in crisi le comunità locali di frontiera.

La situazione di Parma, ad esempio

L’accoglienza da parte dello Stato Italiano. Possiamo senz’altro affermare che l’Italia sia molto inadempiente rispetto all’applicazione del Diritto d’asilo, benché il diritto d’asilo sia contemplato sia dalla Costituzione Italiana che dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

In Italia esiste solo lo SPRAR, Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati. Allo SPRAR partecipano anche 27 comuni del Parmense. Da dieci anni a questa parte lo SPRAR ha messo a disposizione nell’ambito nazionale solo 3000 posti. Rispetto a un numero di 58 mila rifugiati erano davvero una coperta troppo corta. Nel 2014 i posti sono diventati 13.000 ma il Governo non ha autorizzato l’allargamento (pur promesso) a 20.000 posti per mancanza di copertura finanziaria.

Con l’operazione Mare Nostrum il ministero dell’Interno trasferisce direttamente i naufraghi dai porti della Sicilia (affinché non rimangano tutti lì…) a tutte le città d’Italia. A Parma e Provincia dall’inizio di Mare Nostrum sono perciò state inviate 120 persone. E’ forse definibile un’invasione? Non è forse un numero ampiamente assorbibile da un intero territorio provinciale? Inoltre poiché le persone arrivano nelle città senza che siano prese loro in precedenza le impronte digitali molti ne approfittano per andare in altri paesi europei (dove trattano meglio i rifugiati). Nel Parmense ne sono rimasti in totale 80.

Cosa proporre nel rapporto Italia-Europa?

Che venga rivista la Convenzione di Dublino che obbliga i richiedenti asilo a fermarsi nello stato in cui sono approdati. Che tutti i Paesi europei abbiano la stessa normativa sull’asilo, anche se questo potrebbe significare che l’Italia dovrà ospitarne in maggior numero e con miglior trattamento.

Che si assuma nell’agenda politica l’impegno per la Pace perché i rifugiati fuggono a causa di violazioni dei diritti umani. Che si punti all’obiettivo dell’uguaglianza tra gli uomini, perché l’assenza di investimenti nella cooperazione e la disuguaglianza aumentata tra nord e sud producono migrazioni. È questa l’Europa che serve.

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