Europa

Il 25 maggio siamo chiamati a disegnare ancora una volta il nostro destino

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Ospito molto volentieri sul mio blog un intervento del professor Sergio Manghi, ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi dell’Università di Parma

“L’Europa è per noi una comunità di destino. Un vortice straordinario di differenze culturali chiamate da sempre a incontrarsi e scontrarsi, anche drammaticamente. Ma in ogni caso a formarsi e trasformarsi le une in relazione alle altre. A crescere o impoverirsi insieme, spiritualmente e materialmente. Il suo punto di forza sta in questa ineludibile verità storica, depositata nel cuore di milioni di donne e di uomini, che la rende unica, sulla faccia del globo. E che le conferisce una missione precisa, nel processo di globalizzazione in atto. Una missione di civiltà, che le viene dall’acuta memoria delle barbarie terribili che l’hanno incendiata e lanciata in imprese di dominio, e insieme dalla coscienza di essere la culla della cultura e della prassi democratica.

Oggi questa nostra comunità di destino è messa alle corde da una globalizzazione che rischia di metterla ai margini. Da una finanziarizzazione della vita quotidiana che umilia i suoi slanci spirituali migliori. Che precarizza le esistenze e le coesistenze, alimentando diffusi risentimenti e nostalgie di piccole patrie protettive, immemori delle complicità di questi sentimenti con le barbarie del recente passato.

Ma ben più stremata, non dimentichiamolo, era l’anima dell’Europa da cui sono nati, un pugno appena di decenni fa, la sua democratizzazione, lo stato sociale, il benessere, il processo di unificazione politica. È soltanto nelle crisi che si forgiano i caratteri delle persone, come quelli delle comunità. Che si incontra il proprio destino, insieme alla capacità di ridisegnarlo. Questa è la posta in gioco di fondo, nelle imminenti elezioni per il Parlamento europeo. In modo nuovo, ma come allora: Europa o barbarie”.

Sergio Manghi

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