• Stop al consumo di suolo: i tempi sono maturi per cambiare politiche urbanistiche

    by  • 08/05/2014 • Suolo e Paesaggio

    vendita_capannone_96635338007252754

    La via Emilia è una strada carica di storia, di ricordi personali legati alla giovinezza che si snodano tra gli antichi casali della nostra bella campagna e le troppe brutture di cemento spesso in stato di completo abbandono. In questi giorni convulsi di impegni elettorali la sto percorrendo spesso, facendo la spola tra Parma e Reggio, e ho perso il conto dei chilometri fatti. A forza di viaggiare in un paesaggio avvilito dalle costruzioni figlie di un boom edilizio sconclusionato, mi è venuta in mente una scritta che lessi qualche anno fa su un guard rail della statale delle Langhe. Diceva: Basta capannoni!

    A Sant’Ilario d’Enza un incontro con la cittadinanza sul recupero delle aree abbandonate
    Forse quella invocazione c’è ancora. Di sicuro sta guadagnando forza tra la gente un sentimento di ribellione allo stato delle cose, che ci vuole immersi in un paesaggio in cui è irriconoscibile la ragione del perché si sia edificato tanto e in modo così disordinato. Una conferma mi è arrivata ieri sera a Sant’Ilario d’Enza, durante un incontro organizzato dal sindaco Marcello Moretti nella bellissima biblioteca comunale della cittadina. C’era tanta gente e molto interessata al problema di recuperare le aree edificate che oggi sono in abbandono.

    Consumo netto di suolo zero
    L’Unione Europea ha individuato il consumo netto di suolo zero tra i propri obiettivi di Europa 2020. Sostanzialmente si tratta di introdurre anche nella pianificazione urbanistica e territoriale il principio del riciclo e dell’economia circolare, con lo scopo finale di svincolare lo sviluppo urbano dal consumo di una risorsa sempre più scarsa: il suolo. A Sant’Ilario ne è nato un dibattito vivace e partecipato cui hanno dato il proprio contributo il professor Paolo Giandebiaggi della facoltà di Architettura dell’università di Parma e Mirko Tutino assessore provinciale alla Pianificazione di Reggio Emilia. Il problema maggiore è quello di censire l’esistente e individuare ciò che deve essere riqualificato o ripristinato perché non più in uso. In altri Paesi europei, come la Germania, questo è un processo iniziato già da tempo e sta producendo risultati. I tedeschi, già nel 1998, si sono accorti che la direzione intrapresa nel consumo di suolo (140 ettari al giorno) non poteva essere può sopportata e hanno avviato un processo di riconversione o ripristino delle aree non più in uso. Poi è necessario incentivare gli interventi di riconversione o imporre il ripristino come condizione per costruire su suolo vergine.

    Giornata Mondiale della Terra
    Alcuni potrebbero ribattere che l’obiettivo del consumo netto di suolo zero potrebbe portare allo stallo dell’attività edilizia, ma è un punto di vista sbagliato. Questa mattina si è tenuto il convegno organizzato dal dipartimento di BioScienze dell’Università di Parma in occasione della 44ma Giornata Mondiale della Terra. Nell’auditorium del Parco delle Scienze, di fronte a centinaia di studenti, si sono alternati sul podio con me il professor Antonio Bodini, Fabio Faccini di Kuminda, Enrico Ottolini e Valeria Nervegna del WWF, Lorenzo Frattini di Legambiene. Tutti hanno confermato che l’adozione di norme volte a riqualificare l’esistente o a ripristinare terreni agricoli nelle aree industriali abbandonate è l’unica soluzione per ridare fiato alla stessa edilizia e per ricucire gli strappi esistenti sul territorio.

    Non dobbiamo sprecare suolo
    Consumo netto di suolo zero non significa congelare le nostre città impedendo di occupare nuovo territorio. Al contrario significa consentire l’occupazione di spazi liberi quando è proprio necessario a condizione che l’attività edilizia avvenga a saldo zero, cioè intervenendo sulle aree edificate non più in uso e ripristinando le superfici per usi agricoli o eliminando le strutture che impermeabilizzano il suolo come l’asfalto. Solo una politica di pianificazione urbanistica così concepita ci impedirà di continuare a sprecare suolo per ragioni speculative. Solo così ricuciremo gli strappi subiti dal nostro territorio a causa di una cementificazione illogica, solo così avvieremo il processo di rigenerazione urbana che trasformerà in meglio le nostre città.

    Commenti

    commenti