Europa

Difendiamo l’euro, lui ci ha difeso

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Ha ragione la Rai ad aver scritto “Cantiere Europa” sulla homepage del proprio portale dedicato ai temi del nostro continente (http://www.europa.rai.it/) in vista delle elezioni del 25 maggio e oltre. Perché per l’Europa non esiste una definizione migliore che quella di un cantiere a cui tutti noi stiamo lavorando e che attende di essere portato a compimento per il bene nostro e dei nostri figli. Credo sia profondamente sbagliato l’atteggiamento di chi, trovandosi di fronte alle difficoltà che pure ci sono, pensi che l’unica soluzione possibile sia gettare a mare tutto e ricominciare da zero. Non è con questo atteggiamento che Enrico Mattei ha fatto dell’Agip l’Eni, trasformando un’azienda di Stato in perdita e prossima alla liquidazione nel colosso dell’energia che oggi conosciamo. Non è con questo atteggiamento che noi saremo in grado di migliorare la costruzione dell’Europa unita.

L’euro è uno dei mattoni dell’immenso cantiere europeo, il frutto di una scelta politica avveduta e lungimirante. Bisogna dirlo con chiarezza e con forza per evitare che gli sforzi fatti si perdano nel mare della disinformazione. Per comprendere quali vantaggi abbia portato all’Italia l’euro è sufficiente fare riferimento ai dati sul costo del petrolio. Quando ancora c’era la lira, nel 2001, il prezzo al barile si aggirava intorno ai 26 dollari. Nel 2013 il prezzo del petrolio al barile si era più che quadruplicato raggiungendo i 110 dollari. Il punto è che se avessimo avuto ancora la lira l’aumento del petrolio (ma anche quello di altre materie prime) ci sarebbe costato molto di più, per la semplice ragione che la nostra vecchia e debole moneta si sarebbe confrontata con il dollaro sui mercati mondiali. Perché è il dollaro la moneta delle contrattazioni. L’euro ci ha quindi tenuto al riparo dai rincari che invece con la lira erano all’ordine del giorno nei titoli dei Tg. Anche se molti sembrano esserselo dimenticato.
C’è chi ha quantificato i rinacari che ci avrebbero colpito se avessimo mantenuto la nostra vecchia moneta: il 30-40% in più dei costi attuali. E questo in un Paese, in nostro, che nelle condizioni attuali (cioé con l’euro) ha un costo dell’energia superiore alla media europea. Chi parla di aumento delle esportazioni dovuto alla svalutazione della lira, dovrebbe tenere in conto che il maggior costo dell’energia (anche in percentuali minori di quelle indicate) annullerebbe qualunque vantaggio. I costi di produzione sarebbero più alti e noi ci troveremmo avvitati nella spirale del cane che si morte la coda. Molti di noi sono impegnati a criticare, anche giustamente, i rincari dei prezzi dei beni di consumo seguiti al cambio lira-euro, che furono determinati da colpevole assenza di controlli pubblici, ma dimenticano lo scudo che l’euro ci ha fornito contro i rincari delle marie prime degli ultimi 10 anni. Uno dei fenomeni più allarmanti a giudizio degli economisti, paragonabile solo alla crisi energetica degli anni ’70, che ha generato fenomeni altrettanto allarmanti e diffusi come i furti di rame sulla rete ferroviaria ma anche presso i privati (il prezzo del rame è altissimo e sempre espresso in dollari sui mercati).
La fattura energetica italiana nel 2012 è stata di 63 miliardi di euro. Nel 2013, di 56 miliardi. Un calo causato dalla crisi, ma anche dalla crescita delle energie rinnovabili a cui l’Europa ha dato enorme impulso. In un Paese come l’Italia che dipende per più dell’80% dall’estero in energia, l’Europa e l’euro sono stati la salvezza. Un paese importatore di materie prime e energia come il nostro non si può permettere una moneta debole. A meno che negli scambi internazionali non si vogliano usare gli Scec.

Leggi qui:

http://www.qualenergia.it/articoli/20131223-calo-la-fattura-energetica-2013-dell-italia-56-miliardi-di-euro

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