Europa, Parma

Grillo abbandona Parma: il fallimento della politica 5 Stelle

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E meno male che Pizzarotti aveva fatto pace con Beppe Grillo

(Leggi qui). Il paradosso della politica 5 Stelle è tutto nell’intervista rilasciata oggi al Fatto Quotidiano da Gianroberto Casaleggio, la mente del movimento. Casaleggio dice: Pizzarotti ha garantito che avrebbe chiuso l’inceneritore di Parma. Non l’ha fatto e per questo deve lasciare. Perché chi promette e non fa, non ha più legittimazione politica per l’incarico che gli è stato assegnato con il voto dei cittadini.

Viste da Casaleggio, le responsabilità appaiono tutte a carico di Pizzarotti che ha tradito nei fatti il movimento e per questo viene scaricato. Pizzarotti ha certo le sue colpe, come ho già avuto modo di rimarcare (Leggi qui), ma il nocciolo della questione è un altro. Il problema infatti non è (o meglio non è solo) Pizzarotti. E non è nemmeno il caso specifico dell’inceneritore di Parma. Quelle di Pizzarotti non possono essere definite promesse deluse, così come Casaleggio vuole che siano percepite dall’opinione pubblica e dai sostenitori del movimento. Una promessa delusa ha come premessa logica la fattibilità di una data cosa che, al dunque, non sia stata realizzata. Non è questo il caso.

Il problema è più generale e investe la natura stessa dell’M5S e la credibilità della sua proposta di cambiamento.

Il fallimento di Pizzarotti è infatti il fallimento non di un singolo, ma di un movimento che si propone di cambiare le cose, fare l’interesse della gente e abbattere il sistema dei partiti con persone impreparate, senza esperienza né capacità. Dei perfetti sconosciuti intercambiabili e revocabili dai loro incarichi, come sottolinea compiaciuto lo stesso Casaleggio nell’intervista.

Il fallimento sta nei principi stessi del movimento, nell’idea di base dell’uno vale uno, ovvero nel principio che chiunque, senza meriti, competenza o capacità possa improvvisarsi amministratore o acquisire ruoli di governo. Questa finta democrazia orizzontale, da rivoluzione culturale cinese, non può funzionare (lo si vede a Parma e in Parlamento con le espulsioni) ma fa molto comodo al vertice 5 Stelle. Grillo e Casaleggio hanno bisogno di portavoce senza personalità né radicamento per potere comandare indisturbati dietro il paravento della “rete”.

Questo assetto funziona finché si è all’opposizione a sbraitare contro il sistema corrotto dei partiti. Non funziona più quando ci si deve confrontare con la complessità dell’amministrare, quando le tante promesse campate in aria si scontrano con la realtà.

Casaleggio e Grillo vogliono far passare Pizzarotti per un incapace e il laboratorio Parma (la Stalingrado dei 5 stelle) come il risultato delle scelte del sindaco. E per questo l’abbandonano, nell’intento di salvare la credibilità del movimento. Ma nei fatti la vicenda di Parma (che non è solo inceneritore) certifica l’inadeguatezza della proposta politica del M5S. Nel suo complesso.

E se gli sconosciuti selezionati via web non riescono quando sono alla guida di una città, immaginiamoci cosa potrebbero fare a livello nazionale o addirittura europeo. Perché è questo il modello che i 5 Stelle vogliono portare in Europa.

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