• Il green new deal dell’Unione Europa

    by  • 16/03/2014 • Ambiente e Rifiuti, Energia e trasporti, Europa, Eventi

    Foto di Alessandro Capatti

    Foto di Alessandro Capatti

    Effetto serra. «Diminuiamo le fonti di gas o non ce la caviamo». Pil. «Ci sono altri beni più importanti della produzione materiale». Europa. «Essere antieuropeisti oggi significa non aver compreso che gli stati nazionali hanno già perso sovranità in alcuni ambiti fondamentali per tutti noi». Germania. «Con l’unificazione a Marco parificato tutti noi cittadini europei abbiamo pagato un prezzo alto: oltre dieci anni di stagnazione. I tedeschi dovrebbero ricordarselo ogni tanto». Grecia. «Con la Grecia si è agito nella maniera sbagliata. Non puoi affamare quelli che sono nella stiva e dar da mangare solo a chi sta in coperta». Rifiuti. «Una parola che sarà cancellata dal vocabolario perché in futuro non getteremo via niente». Banche. «Troppa finanza e poco sostegno all’economia. Servono controlli». Debito pubblico italiano. «Ammonta a 2 trilioni di euro. La Banca Centrale Europea garantisca un plafond del 60% a tasso calmierato sugli interessi che paghiamo ogni anno. Solo così libereremo i fondi necessari agli investimenti produttivi».

    Quella che precede è soltanto una breve antologia delle risposte che il fisico Vittorio Prodi, da due mandati parlamentare europeo del Pd, ha dato alle persone che hanno partecipato all’iniziativa “Aperitivi europei”, organizzata dai democratici di Parma.

    La conversazione con Prodi ha ruotato intorno a quello che Nicola Dall’Olio, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Parma, ha definito il “green new deal” dell’Unione Europea, ovvero il percorso di rilancio dell’economia e dell’occupazione continentale attraverso investimenti e politiche industriali verdi, fondate sull’efficienza e il riuso delle risorse, sulle fonti rinnovabili, sull’innovazione tecnologica, la ricerca e la formazione.

    Vittorio Prodi ha spiegato che, nonostante il ribollire di un diffuso scontento, le istituzioni europee sono uno strumento fondamentale per gestire settori rispetto ai quali gli stati, da soli, sono già da tempo impotenti.

    «Noi siamo impegnati da anni – ha spiegato Prodi – nella costruzione di questa struttura sovranazionale. La prima cosa da fare è investire su ciascuno di noi, per permettere a tutti di capire e di contribuire al passo in avanti che ci aspetta».

    Ma qual è la sfida decisiva del nostro secolo? «Consumare meno, certamente. Standardizzare alcuni settori produttivi, come l’auto. Preparare l’industria e la società al riuso. Niente deve andare sprecato, perché la natura non spreca: trasforma. Dobbiamo introdurre maggiore responsabilità. Sensibilità. Cultura. Dobbiamo diventare più saggi. Scopriremo che ci conviene, che questa è la strada della crescita», ha detto l’europarlamentare alla platea.

    Non si tratta di affermazioni improntate ad una pia speranza. I dati a disposizione oggi attestano che, solo dalle energie rinnovabili, arriveranno 2,8 milioni di nuovi posti di lavoro. Mentre sappiamo che la competizione globale, finora, ha generato crescite fuori dagli standard per i paesi emergenti, crisi nel nuovo e vecchio mondo, contrasti sociali e fenomeni in passato inconcepibili come le delocalizzazioni industriali. Contestualmente, il pianeta ha perduto il suo naturale equilibrio.

    «Le istituzioni europee sono il contesto dove certi temi, estranei al dibattito politico italiano e alla stessa cultura italiana, cessano di essere idee radicali o trasgressive e diventano le basi di progetti su cui costruire il futuro – ha detto Nicola Dall’Olio -. L’ambiente non è un ostacolo alla crescita economica. La società che ignora l’ambiente, i limiti delle risorse e il valore dei servizi ecosistemici, limita in realtà le proprie prospettive di uno sviluppo duraturo e può solo approfondire il solco della crisi. In questo senso non si può più parlare di green economy. O l’economia sarà verde, o non sarà. Non potrà produrre né benessere né nuovi posti di lavoro. Il Green New Deal è la nostra grande e unica opportunità»

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