Parma, Politica nazionale

La scomunica di Grillo e la rivoluzione mancata di Pizzarotti

103[amolenuvolette.it]1793 01 21 à 10hoo exécution de louis xviI consiglieri comunali 5 stelle ci hanno sempre raccontato che Grillo è solo il megafono del MoVimento e non interferisce sulle scelte dell’amministrazione Pizzarotti. Con le scomuniche via web degli ultimi giorni, la maschera è ormai calata anche per loro. Beppe Grillo, insieme all’entità oscura Casaleggio, non è il megafono del movimento, ma il capo dispotico e assoluto e l’unico detentore del marchio 5 stelle. Chi non sta con lui viene cacciato fuori dal firmamento penta stellato.

Bisogna proprio non avere studiato la storia per rimanere sorpresi da quanto sta accadendo al M5S. Il M5S è un movimento che pretende di essere rivoluzionario, non violento, ma rivoluzionario. Come tutti i movimenti rivoluzionari non può ammettere contaminazioni o intelligenze con il sistema che intende abbattere. Deve difendere costantemente e in modo intransigente la propria purezza e dottrina a pena di perdere coesione, slancio rivoluzionario, identità. La rivoluzione è il bene supremo che va difeso dalle derive dei singoli adepti che possono, in ogni momento, essere sostituiti. In altri contesti storici chi deviava, o non era all’altezza degli ideali della rivoluzione, veniva ghigliottinato. Ora viene messo alla gogna del popolo della rete, una ristretta minoranza di zeloti che si lascia condizionare dalle indicazioni del capo supremo e funge da boia web.

La principale colpa di Pizzarotti agli occhi di Grillo è di non essere più, e probabilmente non essere mai stato, rivoluzionario. Dopo avere promesso in campagna elettorale lo stop all’inceneritore, Pizzarotti, una volta eletto, non ha avuto il coraggio e la forza di immolarsi per fermarlo ad ogni costo, come aveva invece garantito Beppe Grillo al Dies Iren (“dovranno passare sul cadavere di Pizzarotti” – i rivoluzionari si sa vanno sempre alla guerra per interposta persona). Sulla gestione dei servizi, Pizzarotti ha fatto nuovamente il contrario di quanto da anni va proclamando Grillo. Mentre il megafono del movimento era in piazza a Genova a urlare contro la privatizzazione del servizio di trasporto pubblico locale, Pizzarotti dava il via libera alla vendita ai privati del 49% di Tep, la società di trasporto di Parma. E lo stesso è stato fatto sui servizi per l’infanzia nonostante nel programma ci si fosse impegnati a reinternalizzare il servizio. Così come non si è visto alcun reale contrasto al consumo di suolo e ai centri commerciali. La lista è lunga e potrebbe continuare.

A parte i primi maldestri mesi di apparente contrapposizione al pre-esistente sistema di potere, l’amministrazione Pizzarotti si è dimostrata tutto tranne che rivoluzionaria. Ha prevalso l’opportunismo, l’istinto di sopravvivenza, l’accomodamento con i poteri della città, la difesa non tanto della rivoluzione quanto della propria carica. E nel tempo è cresciuta in Pizzarotti la presunzione di autonomia dai capi indiscussi del movimento.

Il problema per Grillo è che mentre i parlamentari si possono decimare i Sindaci no. Ce ne è uno solo. Espellere Pizzarotti significa perdere l’unica città capoluogo in cui la presunta rivoluzione è al potere. Al momento non se lo può permettere. E in ogni caso deve prima creare le condizioni mediatiche affinché Pizzarotti sia visto come un eretico pericoloso e fuori controllo agli occhi del tribunale del popolo della rete.

La questione vera è ora all’interno della maggioranza 5 stelle in Consiglio comunale. Cosa faranno i 21 consiglieri? Prenderanno le parti di Pizzarotti, rinnegando il movimento per salvare l’amministrazione e dare vita a un nuovo civismo di palazzo, oppure sacrificheranno il sindaco e sé stessi sull’altare della rivoluzione grillina?

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