• Agrivillaggio o lottizzazione?

    by  • 30/01/2014 • Parma, Sostenibilità e Green Economy, Suolo e Paesaggio

    01 vicoferileLe dichiarazioni di Alinovi sull’agri-villaggio di Vicofertile hanno il pregio di fare chiarezza e togliere il velo ad un progetto ammantato della parola sostenibilità, ma che di sostenibile pare avere ben poco: come spiega l’assessore si tratta di costruire in mezzo ad un’area agricola “un quartiere da 60 abitazioni in grado di ospitare circa 240 persone”. Un tempo queste cose venivano chiamate con il loro nome: lottizzazioni. Ora con la scusa dell’autosufficienza energetica e alimentare si chiamano agri-villaggi.

    Questa lottizzazione di 60 abitazioni sostenibili immerse nei campi sorgerà nei pressi di Vicofertile, frazione che nonostante il nome (un vicus fertile appunto) è oggi soprattutto riconoscibile per i tanti condomini vuoti e appartamenti invenduti, risultato di un’espansione incontrollata che ha portato al raddoppio dell’area urbana nel giro di pochi anni senza un’adeguata dotazione di servizi.

    Non contento Alinovi annuncia che il progetto di agri-villaggio potrà essere replicato anche in altre zone. E d’altronde non poteva essere altrimenti: perché lì e non là? Approvata la variante urbanistica per il primo agri-villaggio anche altri potranno legittimamente chiedere di fare altrettanto. E così quel che resta della campagna agricola potrà essere disseminato di villette rigorosamente a consumi zero, con orti, riciclo delle acque e pannelli fotovoltaici. Si fa fatica a capire come questo modello insediativo disperso possa sposarsi con gli obiettivi dichiarati di tutelare e recuperare il paesaggio rurale o di fermare il consumo di suolo, tema quest’ultimo che la stessa maggioranza 5 stelle vorrebbe addirittura inserire nello Statuto comunale. Per non parlare della mobilità o dei problemi legati ai servizi.

    Ma non è finita qui. All’agri-villaggio si affiancano poi gli incrementi volumetrici che potranno essere concessi agli imprenditori agricoli in cambio di ripristino di filari, rivitalizzazione dei corsi d’acqua, rotazioni colturali a favore della filiera corta e altro ancora. Forse Alinovi non sa che le politiche agricole e di sviluppo rurale le fanno l’Unione Europea e la Regione e che le scelte colturali e di conduzione dei campi non competono al Comune, ma agli agricoltori, in base alle loro esigenze aziendali e produttive.

    Invece di disseminare villette per la campagna e di vagheggiare paesaggi che esistono solo sulla carta, l’assessore all’urbanistica si dovrebbe preoccupare piuttosto di tutelare le superfici agricole da ogni ulteriore espansione urbana, villette sostenibili comprese, e di regolare le trasformazioni edilizie dei complessi rurali favorendo il recupero dell’esistente, la progressiva sostituzione delle stalle e dei capannoni in cemento con strutture più consone alle tradizionali tipologie costruttive, la delocalizzazione e l’abbattimento dei volumi incongrui non connessi con l’attività agricola.

    E’ in un contesto di recupero dei tanti cascinali abbandonati, e non di nuove lottizzazioni, che l’idea di agri-villaggio di Leoni, per molti aspetti innovativa e condivisibile, può trovare davvero la sua dimensione di sostenibilità.

    Il resto, a partire dalla coltivazione dei terreni, l’assessore lo lasci agli agricoltori, che il loro mestiere lo sanno fare.

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