Emilia Romagna, Energia e trasporti, Parma

W la gomma – La politica regionale dei trasporti

pirelliNel 1894 il Sindaco di Parma Mariotti, presentando la relazione al bilancio preventivo, declamava l’imminente inaugurazione della linea ferroviaria per La Spezia che avrebbe aperto alla città la via per il mare. Centoventi anni dopo, la Regione, che non si è mai particolarmente spesa per il raddoppio di una linea rimasta in gran parte invariata da allora, sopprime i treni pendolari tra Parma e Fornovo mentre contemporaneamente potenzia quelli tra Bologna e Ravenna.

Tutto questo in barba alle campagne, promosse dalla stessa Regione, per la chiusura del traffico nei Comuni capoluogo e alle tante belle parole sulla necessità di passare dalla gomma al ferro e a sistemi di mobilità sostenibile che si ritrovano nei documenti preliminari del Piano Regionale Integrato per la qualità dell’aria (PAIR) e del Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT) di cui, da più di 4 anni, si attende ancora l’approvazione.

E soprattutto in barba a un progetto, sviluppato da SMTP, l’agenzia per la mobilità di Parma, che prevedeva la trasformazione delle linee ferroviarie Parma-Fornovo e Parma-Fidenza-Salsomaggiore in linee di servizio metropolitano con aumento della frequenza dei treni e investimenti sulle stazioni finalizzati a renderle nodi intermodali della mobilità. Investimenti tra l’altro in parte già realizzati come nel caso della stazione di Collecchio e di quella di Vaio.

Le ragioni addotte per la soppressione dei treni Parma-Fornovo, dal 14 dicembre sostituiti da autobus che impiegano il doppio del tempo per coprire la tratta, sarebbero lo scarso utilizzo e la conseguente negativa gestione economica. Ma qui in realtà a prevalere, come sempre, è la logica del trasporto su gomma e del peso preponderante di alcuni territori più vicini a Bologna sulle politiche e sui trasferimenti della Regione. Per spostare crescenti quote di mobilità dalla strada al ferro, riducendo il traffico e l’inquinamento, occorre prima di tutto crederci davvero e poi intervenire in modo coerente, integrato e continuativo sia con investimenti mirati, sui nodi di interscambio e sul materiale rotabile, che soprattutto con adeguate politiche di mobilità a livello comunale e di bacino.

Sorprende che il Comune di Parma, così preoccupato delle emissioni dell’inceneritore, su tutto questo non solo non presenti progetti (ci siamo ormai abituati), ma non dica nemmeno una parola. Abbiamo dati di qualità dell’aria pessimi, una serie continua di sforamenti per le polveri sottili dovuti al traffico veicolare e l’unica azione messa in campo è la chiusura del centro storico o le fantomatiche domeniche senza auto, in cui i mezzi pubblici che circolano sono gli autobus con relative emissioni e non i filobus, tenuti fermi nei depositi.

Il Comune si svegli e insieme alla Amministrazione Provinciale, che sulla Pontremolese si è sempre impegnata, e ai Comuni serviti dalla linea ferroviaria, chieda e pretenda dalla Regione di ripristinare i treni soppressi e, soprattutto, di dare seguito al progetto di metropolitana di bacino completando gli investimenti previsti.

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