Politica nazionale

Primarie PD: la rivincita della (buona) politica

primarie-pd-8-dicembreMentre Grillo porta in piazza 40.000 persone per urlare vaffa alla politica e ai partiti, il PD mobilita decina di migliaia di volontari per un intera giornata, allestisce più di 8000 seggi in tutta Italia e porta al voto quasi 3 milioni di persone andando al di là di ogni aspettativa della vigilia.

Vince per non dire trionfa Matteo Renzi che riceve dai propri elettori un mandato pieno a cambiare il partito per provare poi a cambiare l’Italia. Un risultato netto e chiaro, indiscutibile, che sta a significare la voglia di voltare finalmente pagina, di rimettersi al passo con i tempi di un elettorato stanco di un gruppo dirigente incapace di vincere, ripiegato su sé stesso e sul passato.

Più indietro, Civati, che ho sostenuto, manca di non molto il colpaccio. Senza l’appoggio dell’apparato e di elettorati organizzati, con una campagna brillante e creativa, costruita dal basso, arriva vicino al secondo posto, sfiorando quella doppietta che mi ero augurato prima del voto.

Insieme i due ex-rottamatori della prima Leopolda (2010) raccolgono più dei 4/5 dei votanti. Una rivoluzione interna inimmaginabile solo tre anni fa, resa possibile proprio dalle primarie. E tutto questo senza urla, anatemi, scene di piazza, con una campagna elettorale civile in cui i candidati si sono confrontati sulle idee, sui linguaggi e anche e soprattutto sulle speranze, le prospettive di futuro, i richiami identitari che ciascuno incarnava. Qualcosa che nessun altro partito, o supposto movimento, in Italia è in grado attualmente di mettere in campo.

A 12 anni dall’intervento di Moretti a Piazza Navona, possiamo finalmente dire che quella classe dirigente con cui la sinistra non avrebbe mai vinto è finalmente archiviata. E possiamo dire che con queste primarie si compie il vero atto fondativo del PD, un partito rinnovato e rivolto al futuro, che può ora davvero proporsi, con tutte le carte per vincere, alla guida del paese.

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