Parma, Politica nazionale

I conti in tasca

E’ un periodo in cui chi fa politica viene considerato alla meglio un approfittatore alla caccia di carriera e privilegi, alla peggio un ladro. Su questa polarizzazione dell’opinione pubblica, si è innestato il M5S, con un discorso molto semplice, più volte ribadito dalla loro guida, il loro megafono come lo chiamano, anche nell’ultima uscita pubblica a Parma. Tutti i politici dei vecchi partiti sono ladri, noi, il nuovo, siamo invece gli onesti, i cittadini che si mettono a servizio della comunità senza altro interesse che il bene comune.

Peccato che di persone così in Italia ce ne siano già migliaia, anzi decine di migliaia, di tutti i colori. Sono la stragrande maggioranza degli amministratori dei Comuni che fanno politica per spirito di servizio, senza privilegi, mettendoci del loro, non pagati o sottopagati, assumendosi responsabilità e rischi, come testimoniano le due pallottole spedite al sindaco di Colorno, mia collega in Provincia.

Oso dire sottopagati perché chi spende decine di ore alla settimana a servizio della comunità, sottraendole alla famiglia e al lavoro, ha diritto di essere pagato, mica tanto, il giusto. Così come chi fa l’assessore o il sindaco a tempo pieno di una città di medie dimensioni come Parma deve prendere uno stipendio adeguato. In Italia tendiamo a essere bipolari, se non schizofrenici. Vogliamo botte piena e moglie ubriaca, o marito si intende. Vogliamo improvvisamente politici non professionisti e volontari che però siano disponibili a tempo pieno, sempre al servizio dei cittadini. Da circa 2500 anni si è capito che le cose così non vanno, che chi assume cariche pubbliche impegnative deve essere pagato dalla comunità a meno di non lasciarle in mano ai patrizi o, ai giorni nostri, ai pensionati pre-riforma contributiva.

È ovvio però che i soldi della comunità sono appunto i soldi di tutti e il loro impiego va regolato e controllato e chi li riceve deve garantire la massima trasparenza. Su come le usa. E anche su quello che guadagna da altre fonti. E allora facciamoci i conti in tasca. Come consigliere comunale, ho già scritto, percepiamo 69 euro lordi (un po’ meno di 50 netti) a seduta di Consiglio e delle commissioni di cui si è membri. Faccio fatica a fare una media su questi primi mesi ma, in base all’esperienza di ex- consiglieri, si parla di circa 300,00 euro lordi al mese quando il Consiglio lavora a pieno regime. Il 10% noi del gruppo PD lo diamo al partito (su questo tornerò con un altro post). Il resto copre a mala pena le spese, da quelle del telefono (molto alte) a quelle legate a iniziative pubbliche o a un minimo di comunicazione.

Questo per quanto riguarda i contributi derivanti dalla politica. Poi c’è il lavoro. Prima di partire per Bruxelles avevo due entrate: lo stipendio da funzionario della Provincia (a proposito sono stato assunto nel 2001 con concorso pubblico quando era ancora ben lontana da me l’idea di impegnarmi in politica). Sono 1830 euro netti al mese, su 13 mensilità, più un premio di produttività annuo che può arrivare a un migliaio di euro. In più c’è l’entrata come Presidente dell’Azienda Stuard: 330 netti su 12 mensilità. Lascio a chi ne ha voglia di calcolare la mia dichiarazione dei redditi. Ricordo solamente che il mio stipendio è fermo da più di 3 anni come quello di tutti i dipendenti pubblici e che il corrispettivo da presidente della Stuard è rimasto invariato da quando è stata istituita l’Azienda a metà degli anni novanta.

Questo però era quello che percepivo prima di venire a Bruxelles. Per i tre mesi che sono qui ho infatti rinunciato sia allo stipendio da presidente dell’Azienda Stuard, sia alla mia indennità di posizione organizzativa (un livello della pubblica amministrazione che corrisponde grosso modo al ‘quadro’ nel privato) equivalente a circa 350 euro netti al mese. Dimenticavo: non prenderò nemmeno i buoni pasto, circa 70-80 euro al mese.

Quindi per il periodo del mio distacco le mie entrate si ridurranno del 35%, grosso modo 1500 euro al mese, da cui si devono togliere 300 euro di mutuo per la ristrutturazione della casa. Totale 1200, il costo del minuscolo bilocale, spese incluse, che ho preso in affitto. Il resto, ovvero il mangiare, a partire dalla mensa della Commissione, l’abbonamento della metro, i voli, tutto a carico di quel poco che si è messo da parte e a ringraziare ancora una volta, a 40 anni suonati, i genitori. Non mi lamento. È stata una mia scelta. Un investimento. Ma leggere di presunti privilegi, di favori, di inconfessabili vantaggi legati all’impegno politico, beh, quello, mi dispiace, ma proprio no.

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