Eventi, Parma

La discussione del 6 giugno

Resoconto non stenografico né cronologico né sintetico, ma piuttosto impressionistico della Serata PD al Bizzozzero del 06 giugno 2012

La prima cosa entrando al parco: presenza di molte persone e interessate, clima sereno e persone che chiacchieravano: e questa è stata cosa molto bella. Fra queste persone alcuni nuovi, alcuni giovani (ancora non abbastanza!) che hanno poi fatto ‘outing’, dimostrando disponibilità proprio in questo omento difficile.

I partecipanti avevano motivi diversi per partecipare, e forse non era abbastanza chiaro il senso della serata. Da qui vari e variegati i contenuti ed i toni, come è normale quando c’è libertà di espressione. C’era chi pensava di assistere al debutto del capogruppo o all’esposizione della linea politica, al programma ‘di opposizione’ del nuovo gruppo: piuttosto si era chiamati a contribuire. C’era chi è venuto per ‘criticare’ il vincitore M5s, chi è venuto per ‘regolare vecchi conti’ col candidato sconfitto e la parte del PD che lo ha voluto: tutte cose per cui la serata NON era stata pensata, ma che non si poteva forse evitare che si manifestassero, data la spontaneità del contesto. Piuttosto si voleva capire come cercare di essere e cosa fare in futuro, non al passato, e non sono certo mancati spunti.

Sicuramente era da molti sentito come ‘necessario’ un momento di incontro, anche inteso come di liberazione e di ‘elaborazione del lutto’ politico, come qualcuno (Quintavalla) lo ha giustamente definito.

 

Per il resto venendo agli interventi che più vertevano sulla vera domanda che si poneva ai cittadini, cioè «Come vuoi la nuova politica?» e più in particolare «Come vorresti il PD?» o finanche «Cosa faresti per il PD?» individuerei questi nuclei.

 

Molti interventi interessanti

IDENTITA’. Gli interventi chiedevano una identità, soprattutto la si voleva CHIARA, riconoscibile, e riconoscibile come ‘di sinistra’ (è stata l’espressione più usata) con riferimento alla solidarietà, all’attenzione ai deboli (Paola Campanini), al sociale, con la vocazione di essere un partito di massa, e non elitario, pluritematico (Zanni). Attento alla laicità e ai valori costituzionali (Tegoni). Tornare a fare riflessione e preparazione politica concreta, leggere bilanci e delibere.

RINNOVAMENTO. Era una necessità che si evidenziava da tempo… Avremmo dovuto pensarci anche se non fossimo stati sconfitti: in questo senso la sconfitta ha evidenziato una necessità di cambiamento rispetto al poco attivismo e poco ricambio (Fanzini). La sconfitta è madre del cambiamento (Morini).

PARTECIPAZIONE. È stato il nucleo principale intorno a cui, in modo diverso, hanno ruotato gli interventi. Si è parlato di fatica della partecipazione che non è quella manifestazione spontanea e magica che a taluni piace descrivere. Per questo ci sono stati decisi appelli (Simona Caselli, Sara Fallini) al resistere nella partecipazione  e alla necessità di un aiuto dall’esterno al rinnovamento del partito, perché è chiaro che non si può produrre solo da sé (Caselli, Mantelli, Dall’Olio).

 

PARTECIPAZIONE, COME?

– Serve tornare ai principi statutari del PD (Antonetti). Primarie libere, serie e competitive (Morini)

– Gli organismi decisionali e partecipativi non devono essere pletorici né sovradimensionati: anche quando sono iper-rappresentativi diventano, di fatto, inefficaci, e spesso si limitano alla ratifica di scelte fatte altrove (Antonetti, Gianferrari).

– Dopo le discussioni ci deve essere chiarezza nel contenuto delle decisioni e nelle conseguenze (ci vogliono verbali e deliberazioni, informazione su ciò che si è deciso).

– portare non solo il partito in giro per la città, ma (Caselli), ‘portare la città nel partito’, e (come pure è stato detto) ‘fare spazio di manovra’ (Leoni) essere inclusivi, consentire la partecipazione, ad esempio coinvolgere chi lavora con tempi e modi opportuni. Se la società non è rappresentata nel partito, il partito non interessa alla società (Caligaris).

C’è molto lavoro da fare

RAPPRESENTANZA E DIRIGENZA

–  Molti interventi sottolineano il no alla politica di professione (Gianferrari), al tecnicismo, al cumulo delle cariche (Lazzari )

– Il partito non si deve appiattire nei problemi amministrativi ma ritrovare uno stimolo culturale più ampio (Caligaris)

–  Altri sottolineavano la necessità di premiare il merito e le competenze (Serventi).

Negli appelli ed interventi si è evidenziata una contraddizione fra ‘merito’ e ‘competenza’.  In Questo anche la vecchia politica e il ‘curriculismo‘ hanno punti stranamente in comune. Luciano Olivetto ha giustamente ricordato che la scelta in base alle capacità professionali e ‘tecniche’ non significa capacità di interpretare il bene comune, perché questo è quello che è veramente la politica (e quello che la tecnica non può essere). Giova ricordare il discorso di Pericle (che purtroppo non è riuscito ad essere presente di persona) sulla democrazia ateniese,  riportato da Tucidide, là dove dice che «quanto al prestigio, chi acquisti buona rinomanza in qualche campo, non viene prescelto ai pubblici onori per il rango, ma per i meriti»  e soprattutto poi quando identifica nel buon cittadino quello che sa amministrare le sue cose così come quelle pubbliche, e non come ‘optional’:  «ci facciamo carico così degli affari privati come delle pubbliche incombenze, e pur perseguendo le più svariate occupazioni, siamo tuttavia in grado di assumere col dovuto discernimento le decisioni che riguardano la città. Siamo i soli a tacciare non solo di disimpegno, ma di inettitudine chi a nulla di ciò prende parte.»

 

Una proposta di sintesi della solo apparente contraddizione: il Partito Democratico nella sua dirigenza e rappresentanza deve sapere innovare e premiare le competenze e il merito, deve essere un luogo di dibattito e formazione politica, ma la politica è che tutti i cittadini debbano poter interpretare il bene comune, cioè amministrare, e questo è il merito che andrà ricercato e promosso.

Lascio la sintesi finale di NICOLA Dall’OLIO così come registrata ‘live’

Le conclusioni di Nicola

Questa sera era un primo passo di apertura. Ci interessava avviare un processo, proprio per affrontare gli altri problemi. Per questo molti si stanno impegnando ed hanno bisogno di un sostegno, dell’apporto di energie nuove. Oggi era un esempio di nuove modalità, una nuova modalità. Non è l’assemblea di Dall’Olio come possibile capogruppo, questione ancora peraltro da vedere, ma vuole suggerire un metodo di apertura del PD, di tutto il PD. Questa sera era una richiesta di aiuto, e siamo contenti di vedere una risposta positiva. Sono esperienze ‘faticose’ perché è difficile creare ed ottenere la partecipazione. Noi vogliamo lavorare su questo perché sappiamo che o si fa così o questo contenitore-partito, che riteniamo ancora valido, sarà finito. Vorremmo che i prossimi momenti come questo  fossero convocati da chi avrà la dirigenza del PD. Torniamo ai valori fondanti che vanno oltre le storie e le provenienze particolari. Abbiamo bisogno di costruire insieme questo percorso. A Parma è successo qualcosa.  Prima un debito inaudito, poi  la prima vittoria importante di un movimento.

Da qui bisogna ripartire. Ma con una modalità che dovrà essere di tutto il partito.

Altro aspetto. Il gruppo consiliare si riunisce e deciderà chi è il capogruppo. Anche la strategia sarà concordata, e bisognerà rendere conto ed informare la città sulle reali condizioni della città, e fare emergere le responsabilità, per poi trovare vie di uscita che non devono né possono ricadere solo sui cittadini. E bisogna capire le differenze fra chi governava e chi era all’opposizione. Al primo posto c’è l’interesse della città. Se ci sono provvedimenti giusti andranno favoriti o addirittura anticipati. Certi temi sono nostri, anticipati da noi e già praticati (consumo di suolo, patto dei sindaci, legge sui rifiuti).

 

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